«Cresciamo come Yoox, ma rendiamo come Ferragamo: il prezzo era giusto»

Moleskine ha chiuso il primo trimestre con conti in crescita, sta estendendo la gamma prodotti e avrà una ventina di negozi monomarca tra Italia, Usa e Cina. Ma in Borsa la società dei taccuini amati da Ernest Hemingway continua a passare di mano a valori più bassi del 14-15% rispetto ai 2,3 euro del collocamento (1,97 ieri). Ne chiediamo la ragione all'ad Arrigo Berni, da poco rientrato da New York, dove ha incontrato i grandi investitori Usa. «Il mercato è stato sorpreso dalla trimestrale che ha visto il fatturato in crescita del 16% e il risultato netto del 20%. Lo scopo del viaggio - prosegue il top manager, già in Bulgari e Testoni - era proseguire nell'opera di illustrazione di un'azienda molto particolare e, della quale, è difficile individuare i comparable. Moleskine infatti è nata nel comparto dei prodotti “a base carta” ma non è una marca della cartotecnica: è molto più simile al light style e al lusso, ma tutto questo per essere compreso richiede tempo».
Partiamo dal prezzo di quotazione: a molti analisti è parso troppo alto. Che cosa può dire a chi ha investito?
«Riteniamo che alla luce dei risultati storici conseguiti e delle prospettive di crescita di Moleskine, la valutazione che ci è stata consigliata in fase di Ipo fosse basata su considerazioni valide. L'analisi dei multipli applicata ai nostri comparable dimostra infatti che il prezzo di quotazione era stato determinato con uno sconto significativo rispetto alle valorizzazioni di gruppi che hanno sia tassi di crescita sia di redditività pari alla metà dei nostri. Siamo, inoltre, convinti di poter proseguire il percorso di sviluppo previsto».
Chi sono i vostri «comparable»?
«Dal punto di vista finanziario siamo un incrocio tra Yoox, per quanto riguarda i tassi di crescita ,e le società del lusso a elevata redditività come Ferragamo».
Allora perché il titolo resta lontano dal collocamento?
«Gli analisti abituati a trattare il mondo delle marche comprendono immediatamente la nostra qualità; per contro gli altri devono fare un maggiore sforzo».
Pomellato ha preferito rinunciare alla Borsa e vendere tutto a Ppr...
«Certe valutazioni rispetto alle scelta di valorizzazione di un'azienda si devono fare su un arco temporale più lungo di un mese e mezzo».
Prada ha preferito quotarsi a Hong Kong, state pensando a un dual listing?
«A noi, anche in considerazione di una base di investitori già internazionale, non crea alcun problema di visibilità essere quotati a Milano. L'attrattività di un titolo dipende dalle caratteristiche del business e dei prodotti. Non sentiamo il bisogno di alcun dual listing».
Quale sarà la vostra strategia di sviluppo?
«Amplieremo la collaborazione con Evernote e abbiamo appena firmato un accordo con l'americana FiftyThree, che ha lanciato l'app “Paper” per iPad. L'obiettivo è implementare le soluzioni che permettano di trasferire il servizio dalla carta all'analogico e viceversa».
Che cosa chiede al governo Letta?
«Come cittadino sono preoccupato dal fatto che sia nell'agenda dell'esecutivo Monti sia in quella di Letta sia in quella dei partiti manchi un tema centrale come l'abbattimento del debito pubblico».
E per sbloccare il mercato del lavoro?
«Occorre una riduzione del cuneo fiscale, oggi il lavoratore costa all'azienda proporzionalmente più che in altri Paesi ma riceve meno in busta paga. La Riforma Fornero si è poi rivelata un boomerang perché, malgrado i propositi, ha irrigidito il mercato, soprattutto per i giovani. Servirebbero reali misure a favore della flessibilità».

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