Debiti tributari, cambia tutto. Le nuove soglie di pagamento

Con l'ultimo decreto legislativo basterà il mancato pagamento del 10% dell'Iva per far scattare la denuncia agli Organi della crisi istituti. In archivio la soglia del 30%

La norma che punisce i cattivi pagatori del fisco deve ancora entrare in vigore. Eppure, nonostante questo, il governo ha pensato bene di bruciare i tempi inasprendo la soglia limite oltre il quale scatterà la denuncia agli Organi della crisi istituti (Ocri) presso le camere di commercio.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Italia Oggi, in un primo momento bastava il mancato pagamento del 30% dell'Iva per finire in guai seri. Ora quella soglia è stata addirittura abbassata al 10%.

L'esecutivo ha voluto lanciare un chiaro messaggio ma il rischio è che la misura possa gustare i rapporti commerciali tra le imprese, considerando anche che sia la fatturazione elettronica quanto la stretta creditizia hanno già avuto pesanti effetti sulle capacità di credito delle stesse imprese.

La regola deve entrare in vigore ma, come detto, è già stata inasprita con “l'art. 3 dello schema predisposto dal governo di decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive a norma dell'articolo 1, comma 1, della legge 8 marzo 2019, n. 20, al dlgs 12 gennaio 2019, n. 14, in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155”.

La correzione della soglia

L'art. 15 del dlgs 14/2019 ha introdotto l'obbligo da parte dei creditori pubblici qualificati ma anche Agenzia delle Entrate, Inps o Agente della riscossione, di avvisare i debitori con un alert da inviare all'indirizzo di posta elettronica certificata in loro possesso. Nell'avviso verrà sottolineato che l'esposizione debitoria ha superato “l'importo rilevante definito dal secondo comma della predetta disposizione”.

Qualora il debitore non estinguerà quanto dovuto entro 90 giorni dalla ricezione dell'avviso, i creditori pubblici potranno fare una segnalazione all'Ocri. Ricordiamo inoltre che l'azione degli stessi creditori non sarà facoltativa ma obbligata.

In ogni caso la correzione della soglia dal 30% al 10% si è resa necessaria per rendere effettiva “la vigilanza degli enti creditori”. In altre parole “la diversa percentuale individuata rappresenta così un valore mediano e tiene conto dell'esistenza di settori produttivi in cui l'Iva dovuta è inferiore al 22%”. Detto altrimenti, “la percentuale precedentemente fissata dal Ccii era una soglia inverosimile e quindi di fatto una norma che suonava come moral suasion piuttosto che essere concreta”.

Le imprese non potranno più evitare di pagare le imposte: è questo, in sostanza, il messaggio forte e chiaro inviato dal governo. I pagamenti reiterati ritardati dovranno essere vigilati dagli appositi organi di controllo o dal revisore, anche se “rateizzati e regolarizzati con gli strumenti previsti dalla legge”.

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Commenti

cgf

Mer, 01/01/2020 - 19:53

finirà che in tanti casi perderanno anche il 100% e tanti lavoratori a casa. Ci sarebbero delle sentenze che il mancato pagamento dell'IVA per poter pagare stipendi è stato per giusta causa.

flip

Gio, 02/01/2020 - 15:29

Di Maio. fai uno sforzo. Pubblica i dati ed i numeri sull'evasione fiscale Regione per Regione e tributo per tributo. Le informazioni devono sempre essere complete. E non a spanne o per 'sentito dire'! Siamo noi che ti paghiamo....

flip

Gio, 02/01/2020 - 15:42

un conto è la b'teoria' ED un conto è la pratica. ilo "legislatore" (sic), conosce le cause e gli effetti della legge sull'IvA mI FAREBBE PIACERE UNA RISPOSTA.?