Dieselgate Fca, Germania all'attacco

Perquisizioni in 3 Paesi. Caccia a 9 manager. Sullo sfondo la complessa fusione con Psa

Dieselgate Fca, Germania all'attacco

Fca e Iveco (Cnh Industrial) tornano nel mirino della magistratura tedesca che riprende dai cassetti il dossier di oltre tre anni fa su presunte manipolazioni ai danni delle centraline di motori diesel allo scopo di alterare i reali livelli delle emisssioni. A occuparsi della nuova indagine, che nelle scorse settimane avrebbe riguardato altri costruttori, sono i Pm di Francoforte e Stoccarda.

Dieci le perquisizioni, coordinate da Eurojust, l'unità di cooperazione giudiziaria Ue, per «sospette frodi», in Baden-Wurttemberg e Assia, Piemonte (Mirafiori, Lingotto e Centro ricerche di Orbassano) e anche in Svizzera. Nel mirino sono i motori della famiglia Family B (i Multijet Euro 5 ed Euro 6) installati su modelli Alfa Romeo, Fiat e Jeep, oltre a quelli delle famiglie F1A e F1C che equipaggiano Fiat Ducato e Iveco Daily.

«Veicoli dotati di questo tipo di impianti - precisa la nota della Procura di Francoforte - non possono ottenere i necessari permessi, motivo per cui i clienti rischiano divieti di circolazione o sequestri dei mezzi. Complessivamente sono interessati oltre 200mila veicoli sul territorio tedesco, tra questi anche un gran numero di mezzi particolari, come i camper».

Nel confermare le perquisizioni, sia Fca sia Cnh Industrial ribadiscono la piena collaborazione con le autorità preposte. L'indagine prende soprattutto di mira nove persone, tutte residenti in Italia, alla scopo di stabilire il rispettivo ruolo nel mettere su strada veicoli dotati di un software potenzialmente illegale.

Il primo filone dell'indagine, poi ripresa dalla Procura di Torino, risale all'epoca di Sergio Marchionne ad di Fca e nel corso dei mesi si era trasformato in una guerra politica tra Germania e Italia. L'allora ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, aveva risposto picche alla richiesta all'Ue, avanzata dal collega tedesco Alexander Dobrindt, di garantire il richiamo di alcuni modelli di Fca. «Non c'è nulla da nascondere - la replica di Delrio a difesa del Lingotto-: i nostri test dimostrano che non esistono sistemi illegali e comportamenti anomali». Lo scorso anno si è invece chiusa, con il pagamento di 800 milioni di dollari e rimborsi agli automobilisti, la querelle negli Usa tra Fca ed Epa, l'Agenzia per l'ambiente. È stato così archiviato il caso sulle emissioni diesel contestate dall'Agenzia, con la precisazione di Fca secondo cui «non c'è stata alcuna ammissione di colpevolezza di aver compiuto qualsivoglia azione illegale e violazione delle norme in vigore». In Borsa, ieri, Fca e Cnh Industrial hanno chiuso in negativo: -0,86% e -0,87%. Positiva, invece, Exor, la holding di controllo: +1,65%. Le ispezioni dei giudici tedeschi, coadiuvati dalla Guarda di finanza, continueranno.

Solo una settimana fa, Fca e Psa, che nel primo trimestre del 2021 definiranno le loro nozze, avevano annunciato il nome della nuova società: Stellantis. L'indagine bis di Francoforte allargata ai colleghi di Stoccarda, cade comunque in un momento delicatissimo per il settore, con Fca che ha appena chiesto e ottenuto un finanziamento garantito di 6,3 miliardi a beneficio del piano d'investimenti in Italia e della filiera. In proposito, il Codacons chiede già ora la sospensione dell'erogazione se i giudici tedeschi riscontrassero irregolarità.

L'Antitrust Ue ha intanto sospeso l'indagine approfondita sulla fusione Fca-Psa, allungando quindi i tempi per arrivare a una decisione. Le parti devono ancora fornire le informazioni necessarie. Sotto la lente di Bruxelles c'è lo status dei veicoli commerciali dei due gruppi.

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