Draghi, Berlino ci ripensa: "Con l'euro ci ha aiutato"

Il presidente tedesco: "Troppo spesso abbiamo mancato di rispetto". Il messaggio a Lagarde

Draghi, Berlino ci ripensa: "Con l'euro ci ha aiutato"

Alla fine, mancavano solo le pacche sulle spalle. Lasciate fuori dall'aula le proteste, Mario Draghi ha ricevuto ieri a Berlino la croce al Merito, il più alto riconoscimento tedesco. Medaglia guadagnata sul campo: lui è quello, mette subito in chiaro il presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che «ha mantenuto la coesione dell'euro e dell'Unione Europea» e così facendo «ha reso un grande servizio all'Europa e, dico volutamente, al mio Paese».

Sottolineatura di rigore, visto le accuse rivolte a più riprese all'ex presidente della Bce di travalicare i limiti del suo mandato. L'istituto di Francoforte, ricorda il banchiere italiano, ha invece «sempre rispettato le regole. Quando le decisioni della Bce sono state contestate in tribunale, questo è sempre stato uno sviluppo benvenuto, perché ha permesso alla corte di chiarire ciò che la legge richiedeva da noi. Ciò ha dato alla Bce la forza e la fiducia necessarie per adempiere al proprio mandato». Draghi ha fatto ciò che andava fatto, tenendo come bussola la convinzione che l'euro è «il cuore del progetto europeo». E se ha potuto farlo, è anche perché mai è stata messa in discussione l'autonomia dell'Eurotower. Di qui il ringraziamento rivolto a Steinmeier e anche alla Cancelliera Angela Merkel: «Le azioni della Bce sono state rese ancora più potenti - osserva l'ex governatore di Bankitalia - dal costante sostegno dei leader politici. Voi vi siete immancabilmente schierati al nostro fianco in un momento in cui altre grandi banche centrali hanno dovuto affrontare una crescente pressione politica». Chiaro il riferimento ai reiterati attacchi di Donald Trump alla Fed, colpevole di non aver azzerato i tassi.

È l'unica venatura polemica che Draghi si concede, malgrado gli alti lai sentiti dopo l'assegnazione dell'onorificenza da chi, a destra ma anche in qualche frangia dei partiti di governo, continua a ritenerlo una sorta di Dracula succhia-risparmi. Ci pensa il presidente tedesco a rimettere le cose a posto: «Troppo spesso nei suoi confronti, Signor Draghi, sono venuti a mancare il rispetto e il decoro che hanno ceduto il posto a cliché irrispettosi e indecorosi. A preoccuparmi è la leggerezza con cui si punta il dito contro Francoforte. Abbiamo solo una Bce. La Germania ha bisogno della Bce, e la Bce ha bisogno della Germania». Nella sostanza, anche un invito implicito a lasciar lavorare in pace Christine Lagarde.

Draghi incardina il suo discorso su un principio tanto elementare quanto sempre valido: l'unione fa la forza. Tempi complicati richiedono unità d'intenti e coesione. Draghi cita le tre sfide che abbiamo davanti: il cambiamento climatico, la disuguaglianza e l'indebolimento dell'ordine globale postbellico. Per vincerle «abbiamo bisogno che diverse aree di giurisdizione cooperino e si rafforzino a vicenda, e non dovremmo mai dimenticare che insieme siamo più forti». Un invito al dialogo, a ragionare insieme e a confrontarsi. Basta coi litigi.

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