Il debutto del Fondo Strategico Nazionale Indiretto (Fnsi), presentato ieri a Piazza Affari, segna un nuovo tassello nella strategia del governo per rafforzare il mercato dei capitali e contrastare l'erosione del listino causata dal delisting delle Pmi. L'obiettivo dichiarato è favorire la permanenza in Borsa delle imprese medio-piccole e, allo stesso tempo, convogliare capitali privati e istituzionali verso l'economia reale. Una "leva significativa di modernizzazione del nostro sistema finanziario", come l'ha definita il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, chiamata a incidere su una fragilità strutturale che da anni frena lo sviluppo della finanza di mercato italiana.
Il punto di partenza è noto. Il tessuto imprenditoriale nazionale, come ha ricordato il ministro, è "dinamico e diffuso, ma storicamente poco incline al ricorso alla finanza di mercato". Le Pmi, ha proseguito, continuano a privilegiare il credito bancario, mostrando una "limitata propensione sia alla quotazione in Borsa sia all'emissione di strumenti di debito". Un modello che ha garantito stabilità nei rapporti di credito, ma che ha finito per comprimere la profondità e l'ampiezza del mercato finanziario domestico, rendendolo poco attrattivo e vulnerabile.
In questo contesto si inserisce l'Fnsi, strutturato come fondo di fondi, con la possibilità di investire fino al 49% in veicoli gestiti da Sgr e non direttamente nelle società. La dotazione iniziale minima è di circa 750 milioni di euro, con il contributo di Cassa Depositi e Prestiti al 49%, e l'ambizione di mobilitare risorse ben più ampie grazie all'apporto di assicurazioni, casse previdenziali e fondi pensione. L'obiettivo è aumentare la liquidità del mercato e accompagnare la crescita dimensionale delle mid e small cap fino a un miliardo di capitalizzazione.
Accanto allo strumento operativo, il governo rivendica il quadro di riforme. La revisione del Testo unico della finanza, ha spiegato Giorgetti, è "la più ampia dal 1998" e rappresenta il complemento indispensabile per rinvigorire la finanza di mercato, grazie a uno snellimento regolamentare e a criteri di proporzionalità pensati per incentivare l'accesso ai mercati e la permanenza delle imprese.
Un'azione che si innesta su una ritrovata stabilità finanziaria: il miglioramento del rating sovrano e il calo dello spread, da 250 a 65 punti base, hanno già prodotto benefici sui rating corporate e sull'interesse degli investitori esteri. Ecco perché Giorgetti ha invitato la platea a non cedere all'inazione: il Fondo ha un valore paradigmatico perché mette insieme pubblico e privato per sostenere il Sistema Paese.GDeF