Economia

L’Antitrust ha avviato un’indagine sul ruolo della Grande distribuzione organizzata (Gdo) nella filiera agroalimentare. Come annuncia in una nota, l’Autorità ha deciso di approfondire le dinamiche competitive del settore, anche alla luce della loro importanza sulla formazione dei prezzi finali. L’analisi riguarderà l’effettivo grado di concorrenza esistente tra i vari gruppi della Gdo, le dinamiche contrattuali con le quali si determinano le condizioni di acquisto e di vendita dei prodotti agroalimentari, i comportamenti tenuti dagli operatori della grande distribuzione nella contrattazione delle condizioni di acquisto con i fornitori. Secondo l’Antitrust il processo di modernizzazione del settore distributivo ha portato non solo a un aumento del grado di concentrazione, ma anche alla messa in comune, da parte delle imprese, di alcune funzioni aziendali (rapporti di affiliazione, consorzi, centrali e supercentrali di acquisto, ecc.): si tratta di un fenomeno in grado di avere effetti sulle dinamiche competitive, soprattutto con l’aumento del peso delle centrali di acquisto che ha prodotto un considerevole rafforzamento del potere contrattuale delle imprese della Gdo nei confronti delle piccole e medie imprese produttrici. Tra i fenomeni segnalati all’Antitrust anche forme di contribuzione all’attività espositiva, promozionale e distributiva, sganciate dalle quantità e dai prezzi di acquisto, richieste dalla Gdo ai produttori.
Parallelamente si è intensificata la concorrenza diretta effettuata dai distributori nei confronti dei propri fornitori attraverso le marche private (le cosiddette «private label». Commenti positivi all’apertura dell’indagine sono venuti da Federconsumatori e Adusbef. «Troppe volte le nostre associazioni hanno denunciato scandalosi comportamenti relativamente ai prezzi di acquisto che venivano decuplicati poi alla vendita - affermano -; esempi: le uve pugliesi, acquistate a 25 cent per poi essere vendute a più di 2 euro al chilo; i pomodori di Pachino, che registrano moltiplicatori di oltre dieci volte da produttore al consumatore, o le carote comprate a 10 cent e vendute 1 euro al chilo».

In una nota il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ricorda che per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti oltre la metà (il 60%) va alla distribuzione, il 23% all’industria di trasformazione e solo il 17% va a remunerare il prodotto agricolo.

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