Fca-Psa, ora la parola passa a Trump

Il dossier all'esame della Casa Bianca. Il nodo del socio cinese

Fca-Psa, ora la parola passa a Trump

Gli Stati Uniti, per Fiat Chrysler Automobiles, continuano a rappresentare una miniera di profitti, come dimostrato dall'ultima trimestrale: ebit adjusted di 2 miliardi e margine al 10,6%. Psa, con cui Fca si sta per sposare, è assente dal mercato americano e i suoi marchi sono forse ricordati, a New York come a Los Angeles, per le serie tv dove il tenente Colombo guidava una vecchia Peugeot 403, mentre Patrick Jane (l'attore Simon Baker), protagonista di «The Mentalist», amava mettersi al volante di una Citroën DS 21 celeste.

Per Psa, una volta scambiati gli anelli con Fca, l'avventura Usa sarà tutta da costruire: quali modelli esportare e produrre, e come avviare Oltreoceano quei servizi di mobilità a cui pensa da tempo. E visto che l'accordo «lampo» che tra un mese porterà alla lettera d'intenti sembra non aver avuto obiezioni da parte dell'Eliseo, salvo ottenere le più ampie rassicurazioni sulla struttura produttiva e l'occupazione in Francia, l'ultimo tassello che manca al completamento del mosaico è l'ok della Casa Bianca.

Il dossier dell'alleanza tra Fca e Psa è già sul tavolo delle autorità americane. «Sarà esaminato con molta attenzione», ha precisato a Bloomberg il consigliere economico Larry Kudlow. Ma l'attenzione di Donald Trump, nel momento in cui prenderà in mano il dossier, riguarderà in particolare il socio cinese di Psa, quel gruppo Dongfeng che detiene ancora il 12,2% (e il 19,5% dei diritti di voto) della quota francese, ma che dovrebbe scendere nella nuova società al 6%. «Siamo vigili e in guardia», la risposta di Kudlow. Il problema riguarda le tensioni commerciali in atto tra Usa e Cina. Come si esprimerà in proposito il presidente Trump?

Non è detto, però, che da qui ai prossimi mesi, con tutti i lavori inerenti la nascita di Fca-Psa in corso, i cinesi siano ancora soci: mesi fa, infatti, avevano manifestato l'intenzione di uscire dall'azionariato. Toccherà al presidente di Fca, John Elkann, una volta siglata la lettera d'intenti, avviare una forte lobby negli Usa, mettendo in campo tutta la sua diplomazia allo scopo di rassicurare la Casa Bianca sull'impatto negli Stati Uniti del nuovo gruppo automobilistico, che diventerà il quarto a livello mondiale.

«Non temiano di fare affari con aziende internazionali - le parole del consigliere economico di Trump -; siamo pronti a dare il benvenuto a chi porta più produzione, fabbriche e lavoro negli Stati Uniti».

Elkann e il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, si sono intanto parlati al telefono. Fonti riferiscono che c'è fiducia che non sorgano, in Italia, problemi occupazionali dopo l'avvio ufficiale dell'alleanza globale tra Fca e Psa.

«Il ministro - così la nota del ministero sul colloquio - seguirà con attenzione gli sviluppi dell'operazione, perché la filiera italiana dell'auto occupa un numero significativo di lavoratori qualificati, costituisce un'importante leva di integrazione nei mercati internazionali ed è un volano di investimenti, ricerca e innovazione tecnologica, anche in chiave di transizione verso modelli di sostenibilità ambientale e sociale».

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