La Fed snobba l'inflazione. Ma non convince le Borse

Powell: "La risalita dei Treasury? Riflette la fiducia nella ripresa". Il Bitcoin cade del 15%

La Fed snobba l'inflazione. Ma non convince le Borse

Abituato com'era a mantenere la stessa espressione atona anche davanti alle sfuriate di Donald Trump, Jerome Powell non ha mosso un muscolo facciale nel rispondere a chi, durante l'audizione di ieri davanti alla commissione Bancaria del Senato, chiedeva lumi sul temuto arrivo di un'inflazione brutta, sporca e cattiva. I tassi sui Treasury decennali, saliti all'1,39%, sembrano indicare che l'aria è cambiata, ma il capo della Fed è ancora nella modalità colomba.

Forse giusto per non urtare la sensibilità dei mercati che, come lui stesso ha ammesso, «ci ascoltano». Jay, però, non pare averli troppo convinti (-0,6% Wall Street a un'ora dalla chiusura) sul fatto che le pressioni inflazionistiche «non sono una minaccia» in un momento in cui l'outlook economico è «ancora incerto». Una prudenza peraltro contraddetta dalle stime di Eccles Building, secondo cui il Pil a stelle e strisce potrebbe crescere «nell'ordine del 6%» quest'anno e tornare ai livelli pre-pandemia già entro la prima metà del 202l.

Queste attese di rapida e robusta recovery sono peraltro il motivo per cui molti economisti e investitori sono preoccupati per una possibile fiammata dei prezzi. E proprio il rendimento ascendente dei bond Usa suffragherebbe questa tesi. Powell, però, non è d'accordo: è un andamento che «riflette la fiducia nell'economia», assicura. A differenza della numero uno della Bce, Christine Lagarde, che ha annunciato di voler tenere la guardia alta per monitorare i movimenti dei titoli sovrani, il successore di Janet Yellen, tornata ieri a attaccare a testa bassa il Bitcoin («È estremamente inaffidabile») provocandone una caduta fino al 15%, pare prediligere la tattica dello struzzo.

Powell continua a ragionare con i più classici pattern della Fed: dice che l'economia «è molto lontana dai nostri obiettivi su occupazione e inflazione» ed è probabile che ci vorrà del tempo per ulteriori progressi sostanziali; puntualizza che «l'inflazione sarà un po' volatile l'anno prossimo», ma garantisce «di avere gli strumenti necessari» per fermare un aumento indesiderato dei prezzi. Ergo, resta necessaria una politica monetaria accomodante. Di giri di vite manco a parlarne: «Non faremo una stretta monetaria solo in risposta a un forte mercato del lavoro», ha assicurato.

Tuttavia, il leader della banca centrale Usa dovrebbe ricordare che nel 2018 la corsa al rialzo di Wall Street si interruppe nel momento in cui i tassi del bond a 10 anni toccarono il 3,2%. Certo, siamo ancora distanti da quel livello, ma non va sottovalutata la rapidità con cui i rendimenti, anche in vista del nuovo piano fiscale di Joe Biden, stanno risalendo (27 punti base in più da inizio febbraio). E tassi d'interesse elevati potrebbero risultare indigeribili per un Paese sempre più indebitato.

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