Ferrari sbanda in Formula 1 ma ha conti da Gran premio

Forte dei risultati, Marchionne promette un dividendo più alto e la vendita entro il 2025 di oltre 10mila Rosse

Ferrari sbanda in Formula 1 ma ha conti da Gran premio

Più che la pista, i conti. È lì che il Cavallino torna rampante, è in questi primi nove mesi del 2016 con l'acceleratore premuto su ricavi e profitti che la Ferrari riesce a mitigare le amarezze di una stagione in Formula 1 vissuta ancora da comprimaria. Lontano dai circuiti la Rossa dà ancora il meglio di sè, come se la forza del brand e l'eccellenza del prodotto fossero impermeabili agli insuccessi sportivi. Al punto che, davanti agli analisti, Sergio Marchionne può concedersi una battuta: «Non ho cattive notizie da dare», è l'esordio in conference call del presidente e amministratore delegato. Sono le cifre a dimostrare la forza di Maranello, con l'utile netto in progresso del 23%, a 288 milioni di euro, e il giro d'affari in rialzo dell'8% a quasi 2,27 miliardi. C'è una sola frenata, ma è benefica: quella dell'indebitamento netto industriale che scende dai 797 milioni a fine dicembre 2015 a 585 milioni, grazie «soprattutto alla generazione di free cash flow industriale», che nel terzo trimestre era pari a 178 milioni, da 92 milioni di un anno prima. La Borsa prende nota e premia il titolo con un robusto +6,7%. Gli azionisti, d'altra parte, sentono già il profumo di un dividendo da podio: «Sarà più alto del 2015 e del 2014», promette Marchionne.

Cedola più ricca perché, malgrado le figuracce rimediate in giro per il mondo da Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen, la Signora in rosso non ha una smagliatura. Continua a vendere pressoché ovunque, infischiandosene del rallentamento della crescita globale, degli affanni delle banche centrali, degli arabi a corto di petrol-dollari e della Cina col fiato corto. A fine settembre le consegne sono aumentate del 14% in Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), dell'1% nelle Americhe a 1.998 e del 19% nella Greater China a 496. In calo del 3%, invece, nel resto dell'Asia-Pacifico, ma per «ritardi logistici causati da uno dei nostri vettori». Forte di questi numeri, Marchionne ha già in testa un obiettivo: «È possibile - annuncia - che Ferrari registri un numero di consegne oltre il livello di 10mila unità nel 2020-2025». Un traguardo da tagliare grazie anche all'apporto di due modelli nuovi di zecca nei prossimi tre-quattro anni, ma «senza impattare sui valori strategici della società, come l'esclusività», ha detto in modo elegante il manager italo-canadese, in altre occasioni ben più brutale nell'esplicitare il niet a un Suv del Cavallino tipo la Porsche Cayenne («Un crossover Ferrari? Dovete prima spararmi»).

Dall'impulso al giro d'affari dovrebbe inoltre derivare un'espansione di quell'indicatore di salute che è il margine operativo lordo. Nei primi nove mesi l'Ebitda si è posizionato a 619 milioni (+10%), e Marchionne punta a raggiungere quota un miliardi «il più in fretta possibile». Magari, finalmente, anche grazie all'aiuto delle monoposto.

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