Fiere: sostegni insufficienti, a rischio la ripartenza

Danese, presidente di Aefi: "Arrivato solo il 5% dei ristori mentre la Germania ha stanziato 642 milioni a fondo perduto. Ci troveremo in una fase di concorrenza sleale, il governo intervenga"

Fiere: sostegni insufficienti, a rischio la ripartenza

Le fiere possono riaprire i padiglioni espostivi dal 15 giugno e le attività congressuali dal primo luglio ma le basi per una ripartenza solida e competitiva non ci sono ancora. A lanciare il grido d’allarme sono i quattro poli fieristici italiani più importanti: Milano, Bologna, Verona e Rimini che da soli realizzano il 70% del fatturato annuo fieristico di un settore che nel 2019 ha raggiunto 1,1 miliardo di euro mentre oggi registra una perdita fra il 75%-80% dei fatturati pari a circa 300 milioni di perdite ed è alle prese con l’urgenza di mettere in campo risorse per far fronte alla concorrenza estera più forte, quella della Germania.

Per farlo va però superato lo scoglio del de minimis previsto da Bruxelles nel trattato sugli aiuti di Stato e il governo italiano dovrebbe chiedere una deroga come quella ottenuta dal governo tedesco, strada che il nostro governo è intenzionato a seguire, come ha confermato il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, assieme alla volontà di aumentare il fondo di sostegno con il prossimo decreto Sostegni.

"Il governo italiano ha stanziato fondi importanti al Maeci e al Mibact ma abbiamo il problema che questi fondi sottostanno alla legge della Commissione europea e in base al de minimis possiamo accedere a ristori per un massimo di 10 milioni di euro ciascuna e quindi dei 200 milioni circa di perdite che abbiamo avuto possiamo ristorare 40 milioni, il 23% delle perdite" spiega Maurizio Danese, presidente di Aefi, l’Associazione esposizioni e fiere italiane. Che aggiunge: “A oggi abbiamo ristorato appena l'5% delle perdite, 8,5 milioni di euro mentre la Germania a dicembre ha chiesto alla commissione Ue di stanziare un fondo di 642 milioni di euro a ristoro del 100% delle perdite e il mancato guadagno, in deroga al de minimis e la Commissione europea l'11 gennaio lo ha autorizzato. Così ci troviamo in una fase di concorrenza, chiamiamola sleale, da parte di uno stato membro e alla ripartenza in un sistema completamente diverso e molto svantaggiato, con il rischio di soccombere e magari diventare preda dei nostri competitor tedeschi".

Rischio che ha corso il Salone del Mobile di Milano, come sottolinea Luca Palermo, ad di Fiera Milano: “Quando si è paventata la rinuncia a questo importante appuntamento internazionale la Germania ne voleva approfittare e infatti nel momento in cui si stava discutendo se fare o meno il Salone, gli amici di Colonia, forti del sostegno avuto dal governo, si sono detti pronti a ospitare le aziende del design, ma il Salone si farà a Milano”.

“In Europa l'industria fieristica italiana è la più importante dopo quella tedesca, è quarta nel mondo e dà un fondamentale contributo al Pil, Per quanto riguarda Fiera Milano, il venduto delle sue manifestazioni è di 53,7 miliardi di euro all'anno, pari al 3% del Pil del Paese. Un dato importante che sottolinea quanto il sistema vada protetto” - dice Palermo -. Per le riaperture in sicurezza esiste un protocollo che tutti noi associati Aefi rispettiamo, poi ogni organizzazione sta ragionando per fare manifestazioni Covid-free con ulteriori incrementi di sicurezza rispetto ai protocolli definiti. Possiamo creare una bolla molto più sicura di tanti altri eventi dove ci sono assembramenti ma stiamo anche facendo per esempio accordi per tamponi rapidi sul posto".

“Tutto quello che è successo finora non ci aiuta a essere ottimisti - prosegue Lorenzo Cagnoni, presidente di Italian Exhibition Group -. Questa del del sistema fieristico italiano è una crisi vera ed è molto pericolosa. I provvedimenti sono stati numerosi e ingenerano confusione, le voci che hanno parlato con le migliori intenzioni altrettanto numerose, i risultati sono stati ridicoli".

E Gianpiero Calzolari presidente di BolognaFiere ribadisce: “Nessuno di noi oggi è in grado di fare un minimo di previsione sull'ipotetico sostegno che l'autorità di governo dovrebbe darci. Il sistema fieristico è parte fondamentale del Paese, rappresentano i più importanti distretti dei territori, ognuno di noi si è caratterizzato con grandi eccellenze anche sui mercati internazionali. C'è bisogno di fiere, il sistema industriale ne ha bisogno".

“Se fossi in Germania potrei contrae dai 50 ai 70 milioni di ristori e invece ad oggi ne ho incassati 4” ribadisce Giovanni Mantovani ad di Veronafiere sottolineando che se ci fosse stata certezza di sostegni adeguati le fiere avrebbero potuto ammodernare le strutture espositive e incrementare le dotazioni per la trasformazione digitale che in futuro accompagnerà le manifestazioni fisiche con quelle digitali".

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