Fisco, Svizzera sfida l'Italia: "Sbloccati i soldi nascosti"

Prima falla nella voluntary disclosure per il rientro dei capitali nascosti al Fisco all'estero

Fisco, Svizzera sfida l'Italia: "Sbloccati i soldi nascosti"

Prima falla nella voluntary disclosure per il rientro dei capitali nascosti al Fisco all'estero. La novità arriva dalla Corte suprema elvetica. Il Tribunale Federale ha ritenuto che violino il codice civile svizzero i divieti di prelievo, imposti da alcune delle principali banche, a quei clienti che non dimostrino di essersi messi in regola con l'Agenzia delle Entrate. Pure i bonifici, verso istituti più compiacenti con gli evasori, ma si presume anche verso altri paradisi fiscali, alla luce della sentenza della massima istanza giudiziaria svizzera, rischiano di diventare legittimi.

Il tutto era partito dal diniego di attingere dal proprio deposito, opposto dalla filiale di Lugano del colosso francese Paribas, a un cittadino italiano. La banca sospettava che il cliente non avesse dichiarato i propri averi al fisco della Penisola e temeva un'accusa di concorso in riciclaggio. Il cliente, tuttavia, aveva impugnato la decisione. "Chiunque può andare alla propria banca e chiedere la consegna di contanti, come pure ordinare un bonifico, senza dover giustificare in che rapporti sia con il fisco del proprio Paese", la tesi che il suo legale, l'avvocato Fabio Amadò, ha spiegato alla Radiotelevisione della Svizzera Italiana. "Se io voglio i miei soldi tu, banca, me li dai, punto", l'eloquente sintesi della sentenza della corte suprema, fatta dall'avvocato Amadò. Insomma con questa decisione la Svizzera potrebbe restare uno dei paradisi fiscali in cima alle preferenze die "furbetti".

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