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"Fuori i nativi"

Uno studio legale, per conto dei discendenti della tribù Tongva, vorrebbe chiedere alla Eilish di restituire la sua villa da 14 milioni di dollari costruita sulla terra dove un tempo viveva il popolo indigeno

"Fuori i nativi"
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Della cerimonia, l'altra sera a Los Angeles, dei Grammy Awards, gli Oscar della Musica, ci sono piaciute due cose. La prima sono le due ragazze bellissime, bianche, bionde che, mentre tutto il teatro si alzava per applaudire un artista che gridava «ICE Out!», sono rimaste sulle loro poltroncine e a favore di telecamera hanno dichiarato: «Noi restiamo sedute. Noi amiamo le nostre forze dell'ordine»; e non sappiamo perché ci hanno fatto ricordare due nostri eroi, gli uomini più liberi dal conformismo che abbiamo mai visto: l'unico atleta dentro un intero stadio che, nel 2020, prima di una partita di football, non si inginocchiò in ossequio al movimento «Black Lives Matter»; e August Landmesser, l'unico tedesco che non alzò il braccio teso a un comizio di Hitler nel 1936.

«Ma cosa c'entra?». «Niente, così...».

L'altra cosa invece è stato il discorso della cantante Billie Eilish: sul palco, contro le politiche anti-immigrazione americane, ha detto che «Nessuno è illegale in una terra rubata». Bel discorso, davvero.

Poi ieri - è una provocazione, ma intelligente - si è saputo che uno studio legale, per conto dei discendenti della tribù Tongva, vorrebbe chiedere alla Eilish di restituire la sua villa da 14 milioni di dollari (circondata da muro anti-clandestini: «Natives Out!») costruita sulla terra dove un tempo viveva il popolo indigeno.

E peccato che questa parte non sia andata in onda. Non ci sarebbero state standing ovation; ma lì le due ragazze si sarebbero alzate.

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