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"In tutto il mondo le carriere sono separate". Caiazza spiega le ragioni del Sì

Gian Domenico Caiazza ha spiegato le ragioni per le quali sostiene il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati: ecco di cosa hanno bisogno i cittadini

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Nel corso della puntata Cinque Minuti, striscia quotidiana in onda su Rai1, Gian Domenico Caiazza si è confrontato con Cesare Parodi, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Parodi sostiene che la separazione delle carriere comprometterebbe l'equilibrio dei poteri, perché è in gioco l'indipendenza della magistratura.

Caiazza, invece, pensa che la questione sia al contrario: la separazione rende i magistrati più liberi di giudicare. "Il magistrato giudicante può essere condizionato dal pubblico ministero, soggetto processualmente molto forte", ha affermato. "Qualunque cittadino che abbia la ventura di dover essere giudicato, ha una prima immediata preoccupazione: che il giudice che lo giudica non abbia nulla a che fare con il magistrato che lo accusa. È una esigenza talmente elementare che in tutto il mondo le carriere sono separate", ha aggiunto.

Secondo il presidente del comitato "SìSepara", favorevole al referendum, l'Italia si trova in una "malinconica compagnia" di Turchia, Bulgaria e Romania. Inoltre, diversamente da questa riforma, nella gran parte del mondo i pm sono sottoposti all'esecutivo, mentre nella nostra Nazione l'indipendenza del pubblico ministero è riaffermata e garantita a livello costituzionale.

"Il Consiglio superiore della magistratura non è un organo di rappresentanza, non è il Parlamento dei magistrati", ha aggiunto Caiazza. "Il potere formidabile delle correnti su questo organo costituzionale è diventato insopportabile, ha determinato scandali. Il sorteggio sarebbe oltraggioso per un organo di rappresentanza, ma è logico per un organo di alta amministrazione".

Secondo il presidente di SìSepara, dunque, affinché un giudice sia davvero imparziale non deve appartenere allo stesso ordine professionale del pubblico ministero, perché condividendo concorsi e carriere si crea una sorta di vicinanza psicologica.

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