"Flat tax fino a 100mila euro". Cosa può cambiare davvero

Il leader della Lega, Matteo Salvini, prova a dettare la linea: "Flat tax a 100mila euro". Ecco come funziona adesso e come potrebbe cambiare con la nuova Legge di bilancio

"Flat tax fino a 100mila euro". Cosa può cambiare davvero

Alla riforma del Fisco il governo lavora già da tempo ma ancora una linea precisa e definita non c'è. Dal leader della Lega, Matteo Salvini, arriva la proposta di "aumentare il tetto della flat tax in delega fiscale almeno fino a 100mila" euro al termine della riunione coi parlamentari. "Siamo al lavoro per aiutare i lavoratori precoci, i cosidetti quota 41", ha assicurato Salvini.

Come funziona la flat tax

In Italia, il criterio che sta dietro alle imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) si basa su un sistema di aliquote crescenti: da 0 a 15.000 euro - da 15.001 a 28.000 euro e così via, ad ogni "scalone" viene applicata un'aliquota percentuale che sale mano a mano che il reddito aumenta. Così, il nostro è un sistema progressivo in base al reddito: chi più ha più paga. La flat tax invece elimina questa distinzione, non esistono redditi o calcoli da effettuare ma la misura percentuale si applicherebbe in maniera uguale. L'unica eccezione riguarda pensionati e dipendenti con reddito annuale pari o inferiore a 13mila euro, esonerati dal pagamento delle imposte.

La flat tax è un'imposta ad aliquota unica che è nata con lo scopo di ridurre l'evasione fiscale ed è stata introdotta in Italia dalla Legge di Bilancio 2019: in pratica, dietro alla ratio di questa tassa c'è che inizierebbe a pagarla anche l'evasore cronico perchè avrebbe una misura fissa del 15-20% che ridurrebbe sensibilmente l'evasione. Non è una novità assoluta perché fu proposta già più di 20 anni fa anche se non ebbe seguito. Al momento, è operativa nei cosiddetti "paradisi fiscali" e in molti paesi dell'Est Europa come Russia, Ucraina, Repubbliche Baltiche ma anche Repubblica Ceca, Slovacchia e Albania. Se l'Islanda l'ha abolita per un'esperienza non proprio positiva, nei Paesi Baltici ha determinato un'importante crescita economica.

Il nuovo regime forfettario

Dal 1° gennaio 2019, il forfettario è "il regime fiscale naturale per tutti coloro che, nell'anno precedente, non hanno conseguito ricavi o percepito compensi per un importo superiore a 65mila euro e che non abbiano partecipazioni in associazioni, imprese familiari o società di persone", riporta lo Studio Cataldi. In base alle attività, logicamente, c'è da calcolare il compenso imponibile sul quale calcolare la flat tax: servono diversi coefficienti di redditività previsti per le diverse tipologie dai quali poi vengono detratti i contributi previdenziali obbligatori. per fare alcuni esempi, si va dal 40% di alloggio e ristorazione, commercio al dettaglio e all'ingrosso, commercio di alimenti e bevande, industrie alimentari e delle bevande, al 62% degli intermediari del commercio fino all'86% di costruzione e attività immobiliari.

Poi, però, la Legge di Bilancio 2020 ha apportato importanti modifiche: la flat tax "non si applica a tutti i coloro che, l'anno precedente, hanno percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati per un importo superiore a 30mila euro". L'aliquota della flat tax, comunque, non è stata innalzata al 20% ma è rimasta al 15%.

Come funziona per le partite Iva

L'aliquota del 15% dal 2019 è in vigore anche per le partite Iva che rientrano nel regime forfettario (i ricavi inferiori ai 65mila euro). La previsione della flat tax al 20% per il 2020 per chi avesse conseguito ricavi o compensi compresi tra 65.001 e 100mila euro non è mai entrata in vigore.

Vantaggi

Chi vuole la flat tax è intenzionato ad incentivare tutti a pagare le tasse per contrastare, come detto, l'evasione fiscale. Meno tasse, poi, sarebbero uno stimolo per le imprese negli investimenti per formare nuovo personale; ultimo ma non ultimo, un sistema più facile consentirebbe di compilare al meglio la dichiarazione dei redditi.

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