Riservato al punto da vivere la maggior parte del suo tempo in un "piccolo universo dimenticato della felicità", come Friedrich Nietzsche descriveva Portofino. E così diverso dal padre, "incarnazione stessa del desiderio di visibilità", lui si vede invece "come un dirigente d'azienda, un appassionato di televisione dietro la macchina da presa e un uomo di famiglia, non come un politico. Con queste parole e un importante articolo, il più autorevole quotidiano politico-economico di Germania, Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), dedica un lungo ritratto a Pier Silvio Berlusconi, numero uno del gruppo Mfe-Mediaset e secondogenito di Silvio Berlusconi. Un padre che in terra tedesca ricordano bene quando era primo ministro italiano, nell'era di Angela Merkel. "Il nome Berlusconi - scrive la Faz - vale ancora come sinonimo di intreccio spregiudicato tra politica e affari, populismo, arricchimento personale. E che questa sia una descrizione incompleta della sua attività durata decenni è emerso raramente". Ma il punto è che sotto la guida di Pier Silvio, nel 2025 Mfe ha preso il controllo di ProsiebenSat1, colosso privato della tivù in Germania, al pari di Rtl. Quindi, "ora che i figli di Berlusconi portano avanti l'eredità del Cavaliere si chiede la Faz - quanto italiana diventerà la televisione tedesca?".
"All'età di 56 anni si legge - Pier Silvio è arrivato al vertice della sua carriera. Dopo la più grande acquisizione nella storia del gruppo creato dal padre, ora controlla il principale impero televisivo d'Europa. Presente in Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Svizzera e Austria". E la Faz ricostruisce l'operazione che ha portato Mfe fino al 75,6% del capitale di ProSiebenSat. Un percorso iniziato nel 2019 con una partecipazione del 9,6%, salita negli anni fino al 30% e culminato nel settembre 2025 con il successo di un'offerta pubblica. Il quotidiano di Francoforte sottolinea come Pier Silvio Berlusconi abbia condotto una strategia paziente e determinata, superando le resistenze iniziali del management tedesco e la concorrenza del gruppo ceco Ppf. L'investimento complessivo di 755 milioni (di cui 438 cash) viene presentato come parte del disegno strategico di Mfe: creare un polo tv generalista e crossmediale paneuropeo che, grazie a piattaforme comuni per pubblicità e tecnologia, riesca a sostenere il confronto con i giganti Usa dello streaming.
Il tono di fondo utilizzato dalla Faz rispetto a un Berlusconi che entra nelle case dei tedeschi è di grande apertura. E non era scontato. A Pier Silvio vengono riconosciute perseveranza e pazienza senza le quali non si compra una grande impresa in Germania. Qualità e modi da imprenditore serio che ha impiegato sette anni per farsi conoscere e accettare. Diversamente da altri italiani che hanno cercato di prendersi addirittura la seconda banca del Paese con un blitz di 4-5 mesi e sono stati subito stoppati: il caso Unicredit-Commerz non è citato dalla Faz, ma aleggia nel confronto con Mfe. Che, al contrario di Unicredit, spicca come esempio di azienda affidabile a cui la Germania apre le porte di un settore strategico. Alle prese, tra l'altro, con una crisi economica che tiene da mesi il Paese sul crinale della recessione e che minaccia da vicino l'occupazione, terreno sempre delicato quando arrivano imprese straniere. Per questo, scrive la Faz, "Pier Silvio corre il rischio più grande della sua carriera. Potrebbe essersi spinto troppo oltre, perché l'oggetto dell'acquisizione è più grande dell'intera Mfe. Le entrate pubblicitarie, vitali per il settore, sono attualmente deboli, in particolare in Germania e in Spagna".
Perplessità a cui Berlusconi risponde con "l'entusiasmo di costruire qualcosa che prima non era mai stato raggiunto". Se poi è vero, come scrive la Faz, che "fa sapere di trovare Monaco più bella di Milano", ai tedeschi starà sempre più simpatico.