È già allarme coperture per la manovra di Renzi

Quella del 2016 dovrebbe essere una finanaziaria da 25 miliardi di euro. L'obiettivo primario è quello di evitare la clusule di salvaguardia che prevedono l'aumento dell'Iva e delle accise

È già allarme coperture  per la manovra di Renzi

Il governo prepara la manovra. Ma la coperta è già troppo corta. Mancano le coperture. Quella del 2016 dovrebbe essere una finanaziaria da 25 miliardi di euro. L'obiettivo primario è quello di evitare la clusule di salvaguardia che prevedono l'aumento dell'Iva e soprattutto quello sulle accise. Si comincerà, nel 2016, con circa 5 miliardi attraverso l’abolizione della Tasi sulla prima casa, dell’Imu agricola e di quella sui macchinari industriali imbullonati al suolo. Sul fronte delle coperture, ed è qui il principale problema dell'esecutivo, necessarie a finanziare tutte queste misure, per ora c’è solo una nuova puntata della spending review che, nel 2016, dovrebbe ridurre di 10 miliardi la spesa pubblica. Poi, come ricorda il Corriere, l'esecutivo pone fiducia su alcune voci generiche che potrebbero però sfumare come ad esempio la maggiore crescita del Prodotto interno lordo, in seguito allo stesso piano triennale di taglio delle tasse, dal quale dovrebbero derivare maggiori entrate, oltre che un miglioramento dei saldi di finanza pubblica (deficit/Pil e debito/Pil), a nuovi margini di flessibilità che Bruxelles dovrebbe concederci. Insomma piani e previsioni che però non sono supportati dalla certezza delle cifre.

La spending review È la voce principale per dare credibilità alla manovra. Tra i nodi principali da sciogliere c'è quello della decontribuzione sugli assunti a tempo indeterminato. Il governo ha concesso questa misura per tre anni, con uno sconto massimo di 8.060 euro all’anno per ogni assunto sui contratti stipulati nel 2015. Confindustria chiede di rendere permanente questo sgravio. Ma ci vorrebbero 5 miliardi l’anno. C’è anche un’ipotesi alternativa, come riferiva il Foglio di sabato: un taglio secco di sei punti dei contributi su tutti i lavoratori dipendenti, tre punti a carico dell’azienda e tre del lavoratore il quale però potrebbe scegliere tra avere un netto più alto in busta paga (pagandoci però le tasse) oppure dirottare la somma esentasse in un fondo pensione per compensare in parte la riduzione del trattamento Inps conseguente al taglio della contribuzione. Sempre in materia Inps, va sciolto il nodo dell’età pensionabile. L’ipotesi meno costosa è quella che prevede di poter andare in pensione con qualche anno d’anticipo ma chiedendo un prestito sul proprio trattamento futuro, da restituire poi a rate.

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