Giù le tasse contro la crescita zero virgola

I cittadini tengono i denari congelati per il timore, assai fondato, di nuove tasse. Le imprese non hanno la benché minima voglia di investire perché non riscontrano nei programmi di governo il quid necessario per tornare ad avere fiducia nel futuro. Le banche continuano a mantenere i rubinetti chiusi destinando la liquidità in impieghi alternativi al sostegno all'economia reale. Insomma, l'impasse è totale. Nessuna si fida. Gli italiani preferiscono tenere i propri risparmi sui conti correnti che sono in aumento piuttosto che investirli o destinarli ai consumi. Questa fotografia, tutt'altro che bella, emerge dall'ultimo report del centro studi di Unimpresa. Si tratta di un'immagine che deprime. È l'Italia normale, quella che sceglie di rimanere sulla difensiva in attesa che qualcosa cambi per davvero. Segnali, in tal senso, ovviamente non ve ne sono. Siamo sempre di più aggrappati alla logica degli zero virgola. Si arranca con il fiatone. La gente è stufa. E manifesta come può la sua delusione. Tenere i soldi in caldo pur sapendo che non produrranno nessun rendimento dovrebbe rappresentare una sconfitta per un Paese serio. Invece il governo spreca energie tra legge elettorale e referendum costituzionale. Io dico che l'Italia necessita di un salutare choc. Un taglio deciso dell'Irpef verrebbe percepito come misura concreta dalle persone fisiche. Cioè, da tutti noi. E non mi si venga a dire che non ci sono le condizioni. Visione sbagliata, quella. Si incominci, si dia una prospettiva. Le riforme nascono oggi ma si completano nel tempo. L'importante è che ci si avvii. Questo sì che avrebbe l'effetto del risveglio. Famiglie e imprese aspettano il quid giusto. In caso contrario prevedo il ritorno convinto alla formula del materasso. Rifugio per i propri risparmi quando a prevalere è il sentimento della sfiducia.

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