Il giallo della tassa "cancellata". Spunta l'ipotesi: pagata con il Mes

A giugno le imprese non dovrebbero pagare l’odiata Irap. Si scatena un vero e proprio giallo su come sarà finanziata questa misura dal governo

Il giallo della tassa "cancellata". Spunta l'ipotesi: pagata con il Mes

"C’è una riflessione in atto sul pagamento della rata Irap di giugno". A parlare è il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, intervenendo oggi alla trasmissione "Mattino24" su Radio24 condotta da Maria Latella e Simone Spetia. Misiani conferma così le parole di ieri del ministro all’Economia, Roberto Gualtieri, che aveva dichiarato: "Con il decreto Rilancio abboneremo il saldo e acconto dell’Irap di giugno". Come sarà finanziata l'operazione? Forse con il Mes. Il ministro aveva aggiunto che, circa le misure previste dal provvedimento per le medie imprese, si studiano incentivi fiscali e misure di sostegno da parte dello Stato alla ricapitalizzazione, un meccanismo un po’ complesso, ma estremamente incisivo.

Insomma, che fine farà questa tassa? L’unica cosa che si sa, per ora, è che le imprese a giugno non la pagheranno. La più odiata delle tasse, quella che le imprese versano normalmente alle Regioni per finanziare la spesa sanitaria, quest’estate non dovrà essere versata. A finanziare quella misura - oggi la priorità delle priorità - si farà fronte con l’enorme aumento del deficit e - probabilmente in autunno - con un prestito del fondo salva Stati. L’ormai noto Mes. Lo scrive La Stampa.

Il ministro del Tesoro non lo dice esplicitamente, ma fa capire che la questione è in agenda. Ciò che conta oggi è dare nuovo ossigeno all’economia. Resta da capire quanto ci vorrà ancora per definire il decreto. Anche ieri la maggioranza è stata costretta a una riunione fiume con il premier, Giuseppe Conte. L’impianto del decreto "Rilancio" è definito, ma manca il sì della Ragioneria generale dello Stato sulle coperture. Intanto, nel governo è ancora aperta la questione del cosiddetto reddito di emergenza: i renziani temono si tramuti in un altro sussidio indiscriminato. Il compromesso prevede che venga garantito una tantum a chi non ha altri aiuti, può dimostrare di avere un reddito familiare non superiore ai 15mila euro l’anno e un patrimonio inferiore ai diecimila. A queste persone dovrebbero essere concessi due assegni compresi fra 400 e 800 euro.

L’altra questione delicata, come abbiamo scritto, è la definizione degli aiuti alle imprese. Commercianti, artigiani e tutte le piccole aziende fino a 5 milioni di fatturato potranno contare su un contributo a fondo perduto fino a 62mila euro: l’Agenzia delle Entrate lo concederà con bonifico bancario. Con un però: per ottenere i fondi si dovrà dimostrare un calo del fatturato pari a due terzi di quello registrato ad aprile di un anno fa. Per calcolare il valore dell’indennizzo si valuterà la differenza tra i due fatturati: sarà del 25 per cento per i soggetti con ricavi non superiori a centomila euro, del 20 per cento se i ricavi sono compresi fra centomila e quattrocentomila euro, del 15 tra quattrocentomila e i cinque milioni di euro.

Le aziende più piccole avranno anche un credito d’imposta sull’affitto fino al 60 per cento, purché dimostrino di aver avuto il dimezzamento del fatturato. Le voci nei Palazzi dicono che il giorno della verità per il decreto da 55 miliardi dovrebbe essere martedì. Ma tutti si chiedono che fine farà l’odiata Irap. Se sarà davvero finanziata con lo strumento europeo, il Mes, tanto odiato e temuto. Sarà vero? Per ora è un mistero.

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