Greco: «Generali ha troppi debiti»

nostro inviato a Trieste

Il nuovo corso delle Generali «targato» Mario Greco ha trovato nell'assemblea di ieri la definitiva formalizzazione. Il group ceo, protagonista dell'assise, ha sancito che la compagnia, d'ora in avanti, sarà centrata esclusivamente sul business assicurativo e che, per far questo, procederà a dismissioni per irrobustire il patrimonio.
Due i corollari che discendono dal postulato di Greco. In primo luogo, «non ricorreremo agli azionisti per rafforzare il solvency ratio», ha ribadito il top manager. E ai soci che chiedevano come mai non si fosse seguita la strada delle ricapitalizzazioni di Axa e Allianz, Greco ha voluto precisare che «Mediobanca non c'entra nulla, Generali ha 12 miliardi di debito e costano 750 milioni: sono troppi e creano problemi con le agenzie di rating». Fino al 2015, orizzonte del piano industriale, il ricavato delle vendite sarà utilizzato per potenziare l'attività assicurativa. «Le cessioni di Bsi e della riassicurazione negli Usa procedono come previsto: non ci aspettiamo sorprese, ma non siamo obbligati a vendere in fretta e male», ha concluso ricordando che è già stato fatto un investimento importante assicurandosi il 25% della joint venture nell'Est Europa Ppf per 1,2 miliardi.
Il secondo corollario è quello mediaticamente più interessante. Generali non sarà più un crocevia dei «salotti buoni». Una tendenza manifestata anche dal parterre degli azionisti presenti: si è palesato il fondo americano BlackRock con il 2,84%, mentre non si è presentato Effeti (il veicolo compartecipato da Fondazione Crt e dai veneti di Ferak) con il 2,1%, visto che la sua presenza in cda non è stata confermata. Ma la mossa più importante è il disimpegno dagli investimenti non strategici. «Siamo usciti dal patto di Agorà (la società con cui Finint controlla il 40% di Save, ndr) e di Prelios. E non abbiamo esercitato il diritto di opzione dell'aumento di Rcs», ha detto. Il ceo non ha voluto specificare se invece voterà a favore della delibera di ricapitalizzazione in assemblea: «Vedremo, un passo per volta».
Identica precisazione sul primo azionista Mediobanca. «Abbiamo l'1,99%, non possiamo vendere titoli che sono in un patto di sindacato e, volendo farlo, bisogna agire quando sia possibile, ora non ci sono le condizioni», ha sottolineato.
La stessa attenzione è stata dedicata alla revisione delle operazioni del Leone con le parti correlate, dove «allo stato non c'è evidenza» di vantaggi occulti e responsabilità. Greco, quindi, ha informato l'assemblea che l'esposizione verso Intesa (socia del Leone con l'1,7%) è di 2,2 miliardi, principalmente in azioni (585 milioni il valore del 3,3% a fine 2012, ora ridotto al 2,7%), bond (1,3 miliardi) e depositi (200 milioni). Verso De Agostini (azionista di Trieste col 2,43%) l'esposizione è di 26 milioni, il 2,8% di Lottomatica vale 132 milioni e lo 0,01% di DeaCapital 400mila euro.
Anche il riconfermato presidente Gabriele Galateri (che resterà per i prossimi tre anni con i suoi vice Vincent Bolloré e Francesco Gaetano Caltagirone) ha chiarito che il passato è alle spalle e che non vede l'ora di «riprendersi» la presidenza della Fondazione Generali, ultimo appannaggio del predecessore Cesare Geronzi. «Non è retribuita, ma spetta al presidente in carica. È stata attribuita per 5 anni, ne sono passati due, attendo con impazienza i prossimi tre», ha detto.
L'assemblea, oltre ad approvare il bilancio e a nominare il nuovo cda «ristretto» a 11 componenti, ha deliberato un dividendo di 0,2 euro. «Contiamo di farlo crescere progressivamente», ha chiosato Greco. Il 2013? «È cominciato bene e siamo fiduciosi».

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