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I big auto si mettono in mostra a Bruxelles Ma sul settore incombe la tegola Euro 7

L'esperto: "I costi ambientali ricadranno sui consumatori"

I big auto si mettono in mostra a Bruxelles Ma sul settore incombe la tegola Euro 7
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I costruttori di auto nella tana del lupo. Bruxelles, dove quest'anno si deciderà il futuro del sistema automotive europeo, si appresta infatti a ospitare il Salone annuale del settore. Dal 9 al 18 gennaio saranno 64 le case presenti, molte delle quali cinesi, per proporre le loro novità. Ci sarà Stellantis con tutti i suoi marchi, tra cui la rivelazione cinese Leapmotor di cui possiede il 21%. E per il gruppo, affidato dalla metà dello scorso anno ad Antonio Filosa, sarà l'occasione per fornire le prime indicazioni sulle strategie 2026. Ne parlerà il nuovo responsabile per i mercati dell'Europa allargata, Emanuele Cappellano, in attesa che Filosa presenti il nuovo piano industriale.

Il fatto che la rassegna si svolga nella città che ospita la Commissione Ue conferisce all'evento un peso maggiore. Da un lato, infatti, Parlamento e Consiglio Ue dovranno pronunciarsi sulle proposte di revisione del pacchetto green legato all'auto, le stesse che hanno suscitato malumori e sono state criticate da Stellantis, mentre dall'altro non deve passare inosservata la tegola Euro 7 che, salvo cambiamenti, entrerà in vigore a novembre. Per il comparto si preannuncia una tempesta perfetta dove i costi per rispettare le regole ambientali ricadranno direttamente sulle tasche dei consumatori. "La transizione all'Euro 7 cambierà per sempre il modo in cui compriamo e guidiamo i nostri veicoli", avverte l'esperto in problematiche automotive Emidio Paci.

Ecco perché il Salone dell'auto di Bruxelles 2026, al di là delle novità di prodotto esposte e il conferimento del titolo di Auto dell'anno, dovrà rappresentare per i costruttori il momento per porre direttamente la Commissione Ue di fronte alle proprie indubbie responsabilità avendo, di fatto, affossato il comparto e proposto, con la riduzione dal 100% al 90% del taglio alle emissioni di CO2, il classico pannicello caldo come rimedio. Non basta, inoltre, aver annunciato lo slittamento delle multe anti-CO2 di tre anni: i gruppi, infatti, continuano a essere obbligati a programmare le produzioni in funzione del rischio sanzioni. Soltanto per chi opera sul mercato italiano, ovvero tutte le marche automobilistiche, come spiega Dataforce, "nel 2025 sono state accumulate sanzioni nei confronti dell'Ue per quasi 3 miliardi, mentre il livello medio delle emissioni di CO2, nonostante le auto elettriche targate soprattutto a novembre e dicembre, si attesta sempre a 114 grammi/km rispetto all'ancora lontanissimo target medio di 93,6 grammi/km".

Intanto, con il senno di poi, altri top manager che fino a pochi mesi fa avevano condiviso la visione Ue, ora in fase di revisione, del tutto elettrico dal 2035, recitano il mea culpa. È il caso di Maxime Picat, l'ex Stellantis al quale è stato preferito Antonio Filosa per guidare il gruppo.

Al magazine spagnolo Levante, Picat ha ammesso che "la strategia verso l'elettrificazione è stato un errore, soprattutto considerando la posta in gioco per migliaia di miliardi". Complimenti, visto che ora come tanti altri (l'ex capo Carlos Tavares e Luca De Meo, in particolare) si occupa di altro.

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