I mercati nell'età dell'oro: investire sul metallo dei record

Il «bene rifugio per eccellenza» ai massimi storici. Ma l'incertezza lo spinge ancora. Ecco come usare gli Etf

I mercati nell'età dell'oro: investire sul metallo dei record

L'oro è uno degli investimenti che ha dato le maggiori soddisfazioni da inizio anno. Dal primo gennaio al 21 agosto, 1.000 euro investiti in Etf specializzati sono diventati 1.222, con un guadagno del 22,2%. La sua quotazione, nel frattempo, è balzata da 1.520 a oltre 2.000 dollari l'oncia, superando il record precedente del 2011.

Le prospettive Anche dopo questo rally, sembra prevalere un cauto ottimismo sulle prospettive del metallo prezioso tra gli operatori di mercato. Per Barani Krishnan, Commodities analyst di Investing.com, per esempio, l'oro costituisce il vero e proprio status di bene rifugio (che attira molti investitori a puntarci per proteggere il portafoglio dai rischi dei mercati finanziari) e ha inoltre caratteristiche di copertura dall'inflazione (che stanno attirando ingenti flussi di capitali): storicamente, infatti, quando i prezzi al consumo salgono, l'oro tende a registrare un rialzo in quanto ritenuto un bene che non si deprezza nel tempo. Jack Janasiewicz, Portfolio Manager, Solutions, Natixis Investment Managers, analizzando il metallo giallo, ritiene che vi siano ancora le condizioni per un suo apprezzamento.

2.200 dollari Per quanto riguarda poi le previsioni di prezzo, gli esperti di WisdomTree dicono che, in caso di ripresa economica a forma di U', le quotazioni potrebbero spingersi fino a 2.640 dollari l'oncia entro luglio 2021 mentre il consenso della media degli analisti di mercato fissa a 2.200 dollari il prezzo dell'oro tra 12 mesi. Credit Suisse, invece, stima un prezzo di 2.150 dollari entro i prossimi 12 mesi. Nel frattempo, nelle ultime due settimane, si è registrata una fisiologica correzione del prezzo che lo ha portato intorno a 1.950 dollari. Il suggerimento, per chi intenda puntare adesso sul metallo prezioso, è di farlo in diverse tranche: per esempio se si vuole impiegare in oro il 5% della liquidità in portafoglio, lo si può fare acquistandone un 1-2% per volta in modo da mediare i prezzi di entrata.

Soluzione ETF La soluzione più semplice ed economica consiste nell'utilizzare gli ETF specializzati sull'oro che riflettono fedelmente l'andamento in euro del metallo prezioso con spese contenute: costi di intermediazione (banca o SIM) tra lo 0,10% e lo 0,20% dell'importo investito e costi annui di gestione (tra lo 0,25% e lo 0,50%) inclusi nel valore giornaliero della quota.

Fondi azionari auriferi Per chi volesse osare di più per guadagnare cifre superiori (accettando però anche rischi di perdite superiori) ci sono poi i fondi azionari specializzati sulle aziende aurifere, i migliori dei quali da inizio anno sono riusciti a registrare performance superiori al 60%. Si tratta di fondi che investono in alcune decine di società attive nelle miniere aurifere come, per esempio, le canadesi Barrick Gold, Alamos Gold, B2Gold, Kinross Gold, la statunitense Newmont, l'australiana Northern Star Resources, la sudafricana Anglogold Ashanti. Una scelta che però espone l'investitore anche ai rischi tipici delle Borse: tra il 19 febbraio e il 23 marzo scorso questi fondi hanno perso in media oltre il 30%, in linea con l'indice MSCI world delle Borse mondiali (-34%). Tornando ai prodotti indicizzati, l'ETF Gold bullions ha una particolarità: il capitale dei sottoscrittori è investito in lingotti d'oro della massima qualità custoditi presso la banca inglese HSBC. Tra gli ETF quotati in Piazza Affari che investono in lingotti d'oro e non in future o altri contratti derivati, questo ETF consente, al momento del disinvestimento, di ricevere reali monete d'oro della zecca britannica.

Lingotti e monete d'oro A questo proposito, resta sempre possibile acquistare sul mercato, tramite operatori autorizzarti, sia lingotti che monete d'oro. Nel caso dei lingotti il valore dell'investimento segue la variazione del prezzo dell'oro sul mercato mentre nel caso delle monete c'è una quotazione sui giornali finanziari e sui siti specializzati che indicano il prezzo lettera (quello minimo che un venditore è disposto ad accettare per vendere) e domanda (quello massimo di chi è disposto ad acquistare) con un differenziale di diversi punti percentuali (tra il 6% e l'8%), a favore dell'intermediario.

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