Ikea, nove anni per aprire in provincia di Pisa. Ecco perché l'Italia non decolla

Dopo un'attesa interminabile sta per aprire il nuovo negozio toscano del mobile low cost

Ikea, nove anni per aprire in provincia di Pisa. Ecco perché l'Italia non decolla

Tutto pronto a Pisa per l'apertura del nuovo negozio Ikea. Lo aspettavano da tempo, visto che l'unico in Toscana è a Firenze, non proprio a un tiro di schioppo dalla costa tirrenica. Il colosso svedese del mobile low cost ha "invaso" la città della Torre pendente con centinaia di manifesti colorati e un salotto posizionato in Piazza Garibaldi e in Piazza Vittorio Emanuele, in pieno centro. La stessa operazione pubblicitaria è stata fatta nella vicina Livorno. Sui social network non mancano le proteste di chi si dice indignato nel "vedere un’azienda giocare con una città secolare e con chi gliel’ha permesso". Sembra un'assurdità ma c'è chi, fregandosene della crisi, è addirittura infastidito per l'apertura di Ikea e non sopporta il tam-tam pubblicitario. Come se un'azienda che cerca di farsi conoscere (pagando) fosse un male anziché un bene. E pensare che Ikea ha dovuto attendere nove anni per poter aprire il proprio negozio pisano. Sì, nove anni. La prima domanda fu presentata al Comune di Vecchiano (Pi), che dista meno di 9 km da Pisa. Poi, dopo infinite lungaggini, e il rischio di veder saltare tutto, si mossero il Comune di Pisa e il presidente della Regione, Enrico Rossi (Pd), che fecero di tutto per accelerare l'iter. Che si è concluso felicemente in tempi rapidi. Anche se, in tutto, sono passati nove anni. Come ricorda il Sole 24Ore quello toscano è un emblema delle lungaggini burocratiche e dei pazzeschi tempi di attesa cui è costretto chi intenda investire in Italia. Un caso che dovrà essere studiato attentamente dal governo, per correre ai ripari e non far scappare gli investimenti.

Per l'apertura del ventunesimo negozio aperto in Italia Ikea ha ricevuto oltre 28mila curricula, a testimonianza della fame di lavoro che c'è In Toscana. L'azienda ha scelto 192 persone, l'88% delle quali sotto i 35 anni, assunte per il 70% a tempo determinato. Ma l'azienda fa sapere di avere in mente di stabilizzarle nell'arco di 18-24 mesi, tenendo conto dell'andamento delle vendite. Del resto, come fa sottolinea il colosso svedese, il 95% dei settemila lavoratori Ikea italiani è assunto a tempo indeterminato. Ai dipendenti del nuovo negozio si aggiungono poi 90 posti nell'indotto (trasporto, montaggio, pulizie, sicurezza), per un totale di 282 posti di lavoro.

Consoliamoci con un dettaglio assai poco esaltante: le lungaggini burocratiche che frenano l'apertura dei negozi Ikea non sono una prerogativa solo italiana. "Anche i nostri colleghi francesi e spagnoli - spiega Valerio Di Bussolo, responsabile relazioni esterne Ikea Italia - stanno cercando da anni di aprire negozi a Valencia e Nizza. A Valencia forse ci riusciremo quest'anno, ma dopo 15 di attesa". Valencia batte Pisa 15 a 9. L'Italia, in questo caso, fa un po' meglio della Spagna. Ma non esaltiamoci troppo: dovremmo poterci confrontare con chi è al top non con chi è in fondo alla classifica.

Ma torniamo per un attimo a chi protesta per la pubblicità di Ikea a Pisa. Tra loro c'è anche un imprenditore che su Twitter si lamenta per questo motivo: "Più di 4 mesi e ancora non ho l'autorizzazione per posizionare un insegna con nome azienda, e #ikea riveste l'arte con i tessuti!". Come si può capire la burocrazia che frena l'impresa, anziché aiutarla, è un problema che riguarda non solo i colossi come Ikea ma anche i piccoli imprenditori. E che va affrontato il prima possibile.

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