Da Miami a Milano. Michael Flacks, fondatore e proprietario dell'omonimo gruppo in pole position per il salvataggio dell'ex Ilva, ha incontrato il Giornale nel capoluogo lombardo prima di volare a Roma per annunciare la concreta discesa in campo e avviare la fase più operativa.
Mr Flacks, a che punto siamo nella trattativa per acquisire l'ex Ilva?
"Abbiamo incontrato i commissari straordinari e siamo pronti al confronto con i sindacati che tra poche ore riceveranno la convocazione ufficiale del governo per iniziare la trattativa che ci porterà, siamo fiduciosi, a rilanciare il polo siderurgico di Taranto che consideriamo strategico per l'Italia, nonchè una eccellenza nel panorama siderurgico europeo".
Cosa direte ai sindacati?
"Vogliamo chiarire che Flacks non è un fondo speculativo, ma un gruppo con intenzioni serie su Taranto che punta a investire per restare, non per rivendere. Flacks Group è la mia azienda, non ho investitori né azionisti esterni. Crediamo molto nelle potenzialità dell'acciaio di Taranto e nei suoi futuri mercati di sbocco e, quindi, chiederò fiducia".
Parliamo del nodo occupazione.
"Dopo esserci confrontati con i commissari abbiamo deciso di partire da 6.500 dipendenti per poi salire gradualmente con il crescere della produzione a 8.500 persone. Puntiamo anche alla formazione dei giovani e prevediamo nuove future assunzioni".
Taranto che ruolo avrà?
"Un ruolo centrale perché abbiamo già pensato di mettere la nostra squadra proprio nel capoluogo pugliese. Non a Milano e nemmeno a Roma. Vogliamo i nostri 50 uomini sul campo. Si tratta di un team eterogeneo, da sogno, con esperienza maturata per molti di loro nella Us Steel Corporation. Sono già stati a Taranto e sono rimasti molto colpiti dalle potenzialità del sito. Vediamo poi molte sinergie con il porto di Taranto e con quello di Genova".
Quale pensa che sarà il ruolo del governo nella newco?
"Ne stiamo discutendo. Con i nostri investimenti, 5 miliardi, non abbiamo bisogno di supporto economico, ma solo di un affiancamento. Vedremo nelle prossime settimane come definire i pesi nella newco che, come avevo già anticipato al Giornale, vorrei che si chiamasse semplicemente con il suo nome storico: Ilva".
Enti locali e sindacati non saranno molto disponibili dopo l'esperienza vissuta con Arcelor Mittal.
"Il confronto non serve, noi non siamo loro, si riparte da zero e noi abbiamo tutte le intenzioni di fare bene anche perché non abbiamo altri interessi nel settore e puntiamo a mettere l'ex Ilva al centro. Abbiamo poi il sostegno dei commissari e del governo. Stiamo tutti lottando perché Ilva abbia un futuro. Per questo siamo pronti a incontrarci con chiunque lo voglia: enti locali, sindacati e anche la Chiesa".
Come vede il mercato dell'acciaio?
"Favorevolmente, l'Italia ha bisogno di un'acciaieria come l'Ilva per
l'industria alimentare, per la produzione di auto, per le infrastrutture. L'Europa non può semplicemente continuare a importare acciaio dalla Cina. Per questo speriamo di avere anche l'appoggio della Commissione europea".