Intesa, il cda disegna l'identikit dei successori: Gros-Pietro verso il bis

Continuità per almeno due terzi del board Oggi la riunione tra le fondazioni azioniste

La parola d'ordine, in vista dell'assemblea del 30 di aprile che dovrà rinnovare il board di Intesa Sanpaolo è: continuità. Ovvero confermare almeno due terzi delle poltrone attuali che resteranno 19, di cui 14 andranno al listone di maggioranza e 5 alla lista di minoranza che, come da tradizione, sarà presentata da Assogestioni.

Il cda uscente auspica che gli azionisti, nel definire le liste per il rinnovo del Consiglio, «valutino e propongano all'assemblea una continuità di presenza, e quindi la riconferma, di un numero significativo di amministratori del consiglio e amministratori anche membri del comitato per il controllo sulla gestione», si legge nel documento sulla «Composizione qualitativa e quantitativa del Consiglio di amministrazione, pubblicato ieri e firmato dall'attuale presidente Gian Maria Gros-Pietro. La cui conferma al vertice pare al momento assai probabile: non avrebbe infatti trovato sponde tra i soci forti della banca, a partire dalla Compagnia di San Paolo del quale il banchiere torinese è espressione, l'idea accarezzata inizialmente dal numero uno uscente di Cariplo, Giuseppe Guzzetti, di portare alla presidenza un profilo più internazionale.

Le liste per il rinnovo degli organi di Intesa saranno depositate almeno 30 giorni prima della data dell'assemblea, quindi a fine marzo, e già oggi si riuniranno a Milano i vertici delle fondazioni azioniste (Compagnia di San Paolo, Cariplo, Cariparo, Carisbo e Cr Firenze) per mettere a punto le candidature. Il patto di consultazione preannunciato dagli enti soci in vista del voto è atteso per metà aprile. Le fondazioni Padova, Bologna e Firenze dovrebbero avere un seggio a testa mentre Torino e Milano sceglieranno gli altri consiglieri tra cui ad e presidente.

Sul tavolo della riunione di oggi ci saranno dunque gli orientamenti, nel rispetto dei parametri imposti dalla Bce, messi a disposizione dal cda in uscita per la scelta dei candidati. L'obiettivo - scrivono i consiglieri - è salvaguardare, «per una parte significativa, di solito non inferiore ai due terzi dei membri del consiglio in essere, il patrimonio di esperienze, di integrazione e di capacità di contributo, conseguito dal consiglio nel mandato trascorso».

Il cda uscente valuta nel numero complessivo di 19 consiglieri la dimensione quantitativa ottimale del futuro Consiglio (con il modello monistico svolge anche le attività del collegio dei sindaci) che dovrà avere tra i requisiti anche competenze nell'ambito del cosiddetto fintech, nonchè una conoscenza del mercato e dei prodotti assicurativi e della relativa regolamentazione. È inoltre evidenziata ai soci «l'opportunità di valutare una revisione dei compensi», tenuto conto delle responsabilità connesse allo svolgimento del ruolo, nonchè dell'impegno di tempo particolarmente elevato richiesto e degli stringenti limiti posti all'assunzione di incarichi esterni. Il suggerimento è dunque quello di aumentare i compensi per i consiglieri. Nelle diciannove pagine di indicazioni pubblicate ieri non si fa, invece, alcuna menzione della poltrona di presidente emerito stabilita dallo statuto approvato tre anni fa che aveva previsto all'ultimo articolo la figura del «presidente emerito» ritagliata attorno a Giovanni Bazoli.

Il professore bresciano, come ha scritto il Giornale nei giorni scorsi, potrebbe proseguire ancora per un po' il suo impegno in Intesa Sanpaolo con un rinnovo dell'incarico (gratuito) che contempla anche la collaborazione con il presidente del cda «nella progettazione e nella realizzazione delle iniziative culturali della società e del gruppo». Si vedrà se e con quali criteri verrà essere presa una decisione anche prima dell'assemblea.

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