Intesa-Ubi, 700 milioni di sinergie

Ca' de Sass guarda all'Ue. L'Ops potrebbe essere valida anche senza l'ok Antitrust

«Un'operazione basata su solidi fondamentali industriali, in grado di rafforzare il sistema finanziario italiano, in un contesto in cui è richiesto agli operatori di sviluppare la capacità di competere nell'interesse del Paese». Così il ceo e consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha commentato il via libera della Consob all'Ops di Ca' de Sass su Ubi Banca.

Nello stesso documento d'offerta si ribadisce, tra le motivazioni dell'operazione, che «i principali operatori potranno essere campioni sia europei sia extra-europei» ed «è interesse di Intesa raggiungere dimensioni che le consentano di svolgere un ruolo proattivo nel panorama bancario europeo». Il progetto (advisor Mediobanca), infatti, nasce anche per dare soddisfazione ai soci. E Messina ha sottolineato «la creazione di valore per gli azionisti, tramite la distribuzione di flussi di dividendi sostenibili nel tempo». La fusione, infatti, prevede la generazione di 662 milioni di sinergie ante imposte nel 2023 che dal 2024 saliranno a 700 milioni ante imposte annui.

Tanto che Messina nella sua dichiarazione quanto il documento d'offerta fanno riferimento al «coinvolgimento» nella vita del nuovo gruppo delle Fondazioni socie di Ubi (il primo socio CrCuneo, anima del patto Car si è schierato infatti contro). «L'Ops rafforzerà la posizione dei portatori di interessi (stakeholders) dei due gruppi», si legge nel documento. Messina ha invece sottolineato sia l'inserimento di Ubi nel progetto di banca al servizio del sistema-Italia con «ulteriori erogazioni di credito per 10 miliardi l'anno a sostegno dell'economia reale» nel triennio 2021-23 e, soprattutto la creazione di quattro nuove direzioni regionali (Bergamo, Brescia, Bari e Cuneo).

Dopo il via libera di Bce, Bankitalia, Ivass e Consob, manca solo il pronunciamento dell'Antitrust (in quella sede Unicredit ha manifestato apertamente la propria contrarietà; ndr) che si stima possa giungere «entro il 25 luglio». Nel caso l'Authority guidata da Roberto Rustichelli ponesse ulteriori condizioni rispetto agli impegni già presi da Ca' de Sass con la cessione di 532 filiali a Bper per 660 milioni di euro, Intesa si è «impegnata a stipulare, con uno o più soggetti terzi indipendenti, entro 9 mesi dalla data di pagamento dell'offerta, contratti per la cessione di 17 sportelli bancari di Ubi Banca» per «eliminare le residuali criticità antitrust». In ogni caso, il gruppo guidato Carlo Messina si è riservato «la facoltà di rinunciare alla Condizione Antitrust», cioè a subordinare l'operazione all'ok dell'Authority, evidenziando che ci saranno «effetti negativi significativi sull'integrazione di Ubi e sul perseguimento delle prospettive di sviluppo reddituale» se l'Antitrust dovesse autorizzare l'Ops con «misure correttive ulteriori o diverse rispetto alle cessioni di filiali bancarie oggetto dell'accordo con Bper».

Un'ultima notazione polemica è, infine, riservata al «giudizio ordinario, azione illegittimamente promossa» dalla banca guidata da Victor Massiah a Milano sul presunto avverarsi della clausola Mac «in assenza di preventiva autorizzazione degli azionisti di Ubi Banca». Intesa si riserva «ogni iniziativa a tutela dei propri interessi e degli stessi soci Ubi».

Ora, «la parola passa gli azionisti. L'Ops che offre 1,7 azioni Intesa per ogni titolo Ubi (di cui si attende il giudizio di congruità) si svolgerà dal 6 al 28 luglio. Ieri in Borsa le due banche hanno ceduto rispettivamente l'1,5 e lo 0,9%.

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