Intesa-Ubi, la partita rimane aperta

Occhi puntati sui patti dell'ex popolare. La strategia di Ca' de Sass

Intesa-Ubi, la partita rimane aperta

La partita tra Intesa Sanpaolo e Ubi rimane aperta. Proprio mentre iniziava il count down per il lancio dell'offerta pubblica di scambio (Ops) della Ca' de Sass prevista per fine giugno, l'Antitrust ha avviato un'istruttoria che potrebbe far slittare i tempi dell'operazione. Il procedimento infatti deve concludersi entro 45 giorni dal suo inizio e quindi per inizio luglio, solo successivamente, fatto salvo i via libera di Ivass, Consob e Bce, si potrà procedere alla pubblicazione del prospetto su cui è chiamato a pronunciarsi il cda di Ubi. E, nel frattempo, le carte in tavola potrebbero essere mischiate: nuove alleanze strette e vecchi accordi rinsaldati, come quello con Cattolica. Gli schieramenti sono in campo e nessun esito è scontato.

Sull'Ops, annunciata dalla Ca' de Sass il 17 febbraio, sono giunti negli ultimi giorni esposti in Consob e si sono accesi i fari dell'Autorità garante della concorrenza che intende verificare gli effetti dell'operazione. A giudizio dell'Authority l'operazione potrebbe privare il mercato «di un operatore di medie dimensioni che, in un futuro non remoto avrebbe potuto fungere da polo di aggregazione, costituendo il terzo gruppo bancario del Paese», dall'altro farebbe venire meno «la sostanziale simmetria» tra Intesa e Unicredit.

L'obiettivo, più volte sottolineato dall'ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, è quello di creare un campione italiano, settimo in Europa per generazione di ricavi e terzo per valore di Borsa. Una simile prospettiva, a giudizio del banchiere, porterebbe «ulteriori benefici per tutti gli stakeholer e per i territori di elezione di Ubi». Per questo lo stesso Messina che inizialmente puntava a raccogliere il 66,9% del capitale di Ubi (soglia di blocco), oggi si accontenterebbe della maggioranza assoluta (50% più una azione).

Fin dall'inizio tuttavia l'Ops, che propone 1,7 titoli di Intesa per ogni azione Ubi, è stata osteggiata dai soci di riferimento del gruppo guidato da Victor Massiah perché ritenuta inadeguata. In particolare, a esprimersi negativamente sull'offerta sono stati il Patto dei Mille (1,6% di Ubi) e il Car, il patto di sindacato al 18,9% del capitale in cui è recentemente entrata anche Cattolica. Non ha ancora espresso alcuna posizione ufficiale il sindacato degli azionisti di Ubi (oggi al 7,9%), da cui negli ultimi giorni si è svincolato Lucchini (al 0,6% del capitale) in quanto interessato all'offerta.

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