Ita pronta a decollare. Ma con il vecchio nome: 90 milioni per Alitalia

Marchio aggiudicato ieri. Resta l'incognita sul futuro, che pare destinato a una cessione

Ita pronta a decollare. Ma con il vecchio nome: 90 milioni per Alitalia

L'ultimo volo della vecchia Alitalia (AZ1586 Cagliari-Roma) è partito con 15 minuti di ritardo alle 22.20. Un segno del suo tragico destino. Questa mattina alle 6,20 dalla pista di Milano Linate decollerà un Airbus 320 con destinazione Bari e arrivo alle 7.15. Il codice è AZ 1637, l'aereo porta scritto Alitalia. Ma l'ignaro viaggiatore non venga tratto in inganno: questo è il primo volo della nuova compagnia pubblica italiana, Ita, che per volere della Commissione europea non ha alcuna continuità con Alitalia. Tuttavia ne avrà il nome perché, nella tarda serata di ieri l'amministrazione straordinaria della ex compagnia di bandiera ha comunicato che la procedura di offerta pubblica per il marchio «Alitalia» e per il dominio Internet (www.alitalia.com) si è conclusa con l'aggiudicazione a Ita spa per 90 milioni di euro. Il presidente esecutivo, Alfredo Altavilla, ha così vinto la propria sfida personale visto che la gara pubblica, che partiva da una base d'asta da 290 milioni, è andata deserta. Usare la sigla AZ e la vecchia livrea, comunque, non sono stati considerati elementi sensibili: il codice faceva parte del pacchetto di attività aeronautiche rilevate dall'amministrazione straordinaria, insieme ad aerei e organizzazione (quel complesso di beni per i quali, secondo notizie mai smentite, è stato pagato un euro simbolico). Un fatto è certo: il marchio Alitalia ha valore solo per Ita; questa, grazie ad esso se le cose andranno realmente così - potrà beneficiare della riconoscibilità acquisita dalla compagnia in 74 anni di onorato servizio.

Ita è nata ufficialmente l'11 novembre 2020, il suo capitale è al 100% del ministero dell'Economia ed è stata dotata, sulla carta, di risorse per 3 miliardi; cifra mai modificata ma rimasta un po' come ipotesi per gli anni venturi; i versamenti, nella fase iniziale, si fermeranno a 1.350 milioni, che per il momento sono serviti, oltre che a organizzare la nuova compagnia, anche a ordinare 28 aerei ad Airbus, più 31 in leasing; 52 sono quelli rilevati dall'amministrazione straordinaria.

Una domanda è fondamentale: perché, dopo il fallimento di Alitalia, nasce Ita, una compagnia piccola, rivolta principalmente al traffico di breve e medio raggio, in competizione con concorrenti brutali come le low cost? Al di là di tutte le dichiarazioni d'ufficio dare all'Italia una compagnia di bandiera che porti gli italiani nel mondo e gli stranieri in Italia le ragioni sono essenzialmente due: politiche e, diciamo così, sentimentali. «Nessun governo si sarebbe mai preso la responsabilità di rinunciare completamente al trasporto aereo», osserva Paolo Rubino, ex manager di Alitalia e scrittore; «Alitalia è (è stata) una bandiera nazionale, tutti a parole la detestano ma alla fine tutti la difendono. Quando la squadra italiana è rientrata da Londra dopo aver vinto i campionati europei di calcio, non sarebbe stato immaginabile vederla volare con un vettore straniero».

Ma una compagnia piccola, che solo nel 2025 avrà 105 aerei, alle prese con le severe leggi del mercato, che prospettive può avere? Il futuro è già scritto: in tempi non lunghi sarà venduta a un grande gruppo (Lufthansa è il più probabile, oppure Air France-Klm), anche se si parlerà di alleanza. Sarà una start-up di buone speranze e il mercato italiano ha sempre fatto gola a tanti; va notato che il modello creato con il piano industriale e soprattutto la sforbiciata al personale, da 10mila a 2.800 dipendenti sembra ritagliato sulle richieste che Lufthansa, irremovibile, ha sempre fatto per prendersene carico.

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