L'auto evita la recessione per un pelo

Lo sprint di dicembre consente alle immatricolazioni di virare in positivo (+0,3%)

Il 2019, ormai alle spalle, sarà ricordato come l'anno del crollo della domanda di vetture diesel: in Italia -22% e una quota mercato scesa al 39,9% dal 51,3% di fine 2018. Una caduta delle vendite causata dalla demonizzazione di questi motori, che non ha comunque portato a una tangibile riduzione delle emissioni di CO2 (i moderni diesel, paradossalmente, contribuiscono all'abbattimento di queste emissioni). Sempre nel 2019 sono cresciute le auto a benzina (+25,1% e una quota del 44%), positivi anche i veicoli a Gpl e metano (+8,8% e +2,7%). Balzo a due e tre cifre, rispettivamente, per le auto ibride (+32,8%) ed elettriche (+112% a 10mila unità). In questi ultimi due casi, però, le rispettive quote di penetrazione sono ancora risibili: 6% e 0,6%.

Da evidenziare il dato negativo relativo agli acquisti da parte dei privati (-6,4% a dicembre e -0,4% da gennaio 2019) e l'exploit mensile (+55%), ma con il segno meno nell'anno (-6%), delle immatricolazioni alle società. Bene, invece, il noleggio: +34,9% nel mese e +6,4% da inizio anno.

Complessivamente, il mercato italiano del 2019 ha confermato, con il +0,3% (1.916.320 vendite) sul 2018, il periodo di stagnazione, mentre il +12,5% di dicembre vede il 34% delle immatricolazioni caratterizzare gli ultimi tre giorni del mese. Le vendite di auto a «Km 0», cioè quelle auto-immatricolate dai concessionari per raggiungere gli obiettivi, hanno rappresentato il 22,1% dei volumi mensili (+81,2% rispetto a dicembre 2018, secondo Dataforce) nonché un'incidenza del 14,1% sul totale delle consegne nell'anno.

«Con il 2020 - osserva il presidente di Federauto (i concessionari), Adolfo De Stefani Cosentino - si apre una fase delicata per il settore automotive, soprattutto in relazione alla normativa Ue sulle emissioni dei veicoli. Nelle reti di vendita c'è grande sensibilità sul tema e sull'impatto che il rispetto dei parametri di CO2 avrà sulle immatricolazioni del 2020. Si prevedono, infatti, severe politiche commerciali sui dealer per assorbire i gravosi impegni delle Case nell'adeguamento ai vincoli europei sul contenimento delle emissioni di CO2».

Fca, in attesa di celebrare le nozze con i francesi di Psa, chiude il 2019 con oltre 452mila registrazioni (-9,58%) e una quota mercato scesa dal 26,15% del 2018 al 23,59% di fine 2019. L'ultimo anno, per il gruppo di Mirafiori, è stato di preparazione all'imminente svolta dei motori elettrificati che equipaggeranno i modelli previsti dal 2020. Fca ha così sofferto, rispetto alla concorrenza, la mancanza di effettive novità da proporre sul mercato. Tra i modelli, Fiat Panda ha confermato la sua stabile leadership, mentre la gamma Jeep si è posizionata al vertice tra i Suv. Lancia, con l'unico modello prodotto, Ypsilon, manda un segnale forte al futuro assetto del gruppo grazie al +21% conseguito nel 12 mesi.

Alle spalle di Fca, il testa a testa tra Groupe Psa e Volkswagen vede i francesi primeggiare sui tedeschi: 297.520 immatricolazioni (+2,83%) contro 295.015 (+8,79%).

«È comunque un dato di fatto - il commento sulla chiusura del 2019 di Gian Primo Quagliano (Centro studi Promotor) - che il risultato positivo delle immatricolazioni in dicembre non è un segnale isolato, perché trova conforto anche in un recupero del clima di fiducia. In novembre, per le forti preoccupazioni destate dalla discussione relative alla legge di Bilancio per il 2020, vi era stato un deciso calo sia dell'indicatore Istat inerente i consumatori sia dell'indicatore specifico per l'auto elaborato da noi».

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