Ecco perché la ripartenza sarà graduale

Massimo Galli del Sacco di Milano: "I prossimi 10 giorni ci daranno indicazioni per una riapertura graduale". Giovanni Cagnoli, esperto in strategia aziendale: "Ci saranno più date di riapertura, a seconda delle zone e delle attività"

Ecco perché la ripartenza sarà graduale

I prossimi 10 giorni saranno decisivi nella gestione dell'emergenza coronavirus. È quanto sostenuto questa mattina da Massimo Galli, direttore delle Malattie infettive al Sacco di Milano, che è intervenuto ai microfoni di Circo Massimo, trasmissione in onda su Radio Capital. "I prossimi dieci giorni- ha detto- ci daranno indicazioni importanti, anche per capire cosa si potrà fare verso una graduale riapertura. È prematuro parlarne, ma è giusto programmare".

L'impressione, in questi ultimi giorni, è che la diffusione del Covid-19 stia rallentando e "nei prossimi giorni si cominceranno a vedere gli effetti del confinamento in casa degli italiani". Per questo, spiega Galli, "gli itaiani dovrebbero avere figucia nelle misure prese". Infatti, "l'elemento di forza è stato barricarsi in casa e cercare di uscire il meno possibile. Chi si fosse già beccato qualcosa o ne avesse il sospetto va aiutato ed è quello che si sta facendo. In realtà bisogna spostare attenzione e risorse sul territorio, dopo averle concentrate sugli ospedali".

E per la riapertura delle attività nel post emergenza che, a detta del primario, dovrebbe essere graduale, bisogna considerare due fattori: "Primo, se e quanto l'epidemia riuscirà a estendersi nel Paese e in che misura coinvolgerà le aree del Centro e del Sud. Questo condizionerà in maniera fondamentale il futuro dell'epidemia. Secondo, non siamo i soli ad avere problemi. Siamo stati i primi nell'ambito di tutta Europa. Non siamo i soli per quanto riguarda lo svolgimento di epidemie attorno a noi". Si teme, infatti, una seconda ondata, che potrebbe arrivare dagli altri Paesi vicini, ancora nel pieno dell'emergenza pandemica: "La Cina ha chiuso per evitare di trovarsi di nuovo con l'infezione che arriva dall'estero- spiega Galli- Queste cose vanno tenute presenti e questo non vieta soluzioni di ripresa. Allo stato attuale dei fatti dobbiamo ragionare molto bene su quello che è opportuno fare".

È dello stesso avviso Giovanni Cagnoli, presidente di Carisma spa ed esperto di strategia aziendale che, parlando dello scenario del post emergenza coronavirus, ha detto: "Dovrà esserci una riapertura granulare". Cagnoli, spiegando la sua idea in un'intervista al Corriere della Sera, ha precisato: "Non avremo una sola data di riapertura, non ripartiremo tutti insieme. Ci saranno più date di apertura, a seconda delle regioni, delle province, dei comuni, forse dei quartieri". Ma il tutto dipenderà anche dal tipo di attività, "perché una partita con 50mila tifosi non è un negozio di 40 metri quadri con due persone. Serve un piano molto urgente, molto complesso da pensare e ancora più complesso da implementare".

Ma far ripartire il Paese "non è come girare la chiave e accendere la macchina" e, fino a quando non si troverà un vaccino, il virus resterà in Italia, secondo Cagnoli: "Si parla di 12/15 mesi e il nostro Paese ogni mese perde almeno 100 miliardi di euro". Per questo c'è urgenza di riprendere a lavorare, con tutte le misure e le protezioni del caso e in modo graduale. Una delle ipotesi messe sul tavolo dall'esperto di strategia aziendale prende in considerazione "i nuovi test immunitari", che permetteranno "di divedere la popolazione tra chi è immune, e può tornare al lavoro e per esempio portare la spesa agli anziani. Chi è malato e resta in quarantena, insieme a chi ha frequentato. E ancora chi è più a rischio, anche per l’età ma non solo, e chi lo è meno".

E sulle misure messe in campo dal governo, Cagnoli commenta: "La cassa integrazione è una ottima azione, ma se poi i soldi non arrivano il 27 del mese e devono anticiparli le aziende, che nel frattempo non fatturano e non incassano, allora è gravissimo". Sul reddito d'emergenza, invece, sostiene sia "doveroso far arrivare soldi a chi non ha uno stipendio o comunque la possibilità di sostenersi". Tutto questo porterà con sé un debito "che noi e i nostri figli dovremo ripagare. Per ripagarlo, però, serve lavoro". Per questo, conclude rivolgendosi "a quelli che oggi dicono prima la salute, principio indiscutibile": "Mi sento di aggiungere la salute di tutti, anche dei nostri figli e di quelli che non sono ancora nati che oggi non votano ma che non sono meno importanti. Anzi da sempre una società veramente etica fa ogni sforzo per proteggere i figli, tanto quanto gli anziani".

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