L'Europa salva la Grecia (per ora)

Atene riceverà subito solo 26 miliardi, il resto dopo le riforme. Berlino vuole l'Fmi e Tsipras perde la maggioranza

Una prima tranche di aiuti da 26 miliardi, di cui 10 destinati alla ricapitalizzazione delle banche: è questo uno dei fulcri dell'accordo sul terzo salvataggio della Grecia, del valore complessivo di 86 miliardi erogabili in tre anni, raggiunto a Bruxelles dall'Eurogruppo dopo un intero pomeriggio di discussioni. Aiuti però subordinati all'attuazione di tutte le riforme, con un programma di privatizzazioni rafforzato (l'apposito fondo dovrà essere operativo entro il 2015), il trasferimento della proprietà delle banche dopo la ricapitalizzazione, limiti stringenti di bilancio.

Il protrarsi dei colloqui, durati oltre sei ore, è la perfetta cartina di tornasole di un vertice complesso, perfetta appendice della maratona notturna necessaria al Parlamento greco per licenziare, ieri mattina, il memorandum. La Germania, come prevedibile, si è ritagliata un ruolo da protagonista: chiarendo subito che in assenza di un'intesa l'unica soluzione sarebbe stata quella del prestito-ponte; e mettendo poi sul tavolo la questione relativa all'impegno del Fondo monetario internazionale, la cui adesione al bail out è subordinata al taglio del debito ellenico. Ancor prima dell'inizio del summit, il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, aveva parlato di «un impegno chiaro, possibilmente vincolante» del Fondo come di una «precondizione». Ma, al tempo stesso, Christiane Wirtz, portavoce di Angela Merkel, ha spiegato che «nell'Unione europea non è possibile un haircut nel senso classico». La formula usata ieri sera lascia intuire il crinale sottile sui sarà possibile trovare una soluzione: l'eurogruppo è pronto a considerare possibili misure aggiuntive sul debito (allungamento delle scadenze e dei periodi di grazia) ma è escluso ogni taglio del valore nominale.

Atene resta, ovviamente, sotto stretta sorveglianza: passo dopo passo verrà verificata l'attuazione delle riforme. In totale sono 57, tra cui la reintroduzione dei licenziamenti collettivi e la revisione della contrattazione, l'abolizione delle baby pensioni e delle esenzioni per gli agricoltori. Già l'erogazione parziale degli aiuti è un segno che nessuno è disposto a firmare cambiali in bianco. Non a caso, il numero uno dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbolem, ha messo le mani avanti: l'intesa andrà revisionata a settembre-ottobre, quando si comincerà a parlare di ristrutturazione del debito. Ma se «la Grecia - ha ammonito Dijsselbolem - non riuscirà ad implementare le misure concordate il programma sarà interrotto».

Il periodo in cui verrà fatto il “tagliando“ rischia di essere però assai delicato, visto che potrebbe coincidere con le elezioni anticipate. Il premier Alexis Tsipras non ha infatti più i numeri per governare. Per far passare in parlamento il piano sul terzo salvataggio, il leader di Syriza ha dovuto appoggiarsi a tre partiti di opposizione, Nuova Democrazia, Pasok e To Potami. La fronda interna a Syriza si è rivelata superiore al previsto: dei 64 contrari al bail out , più di una trentina appartiene al suo partito. Pollice verso anche dall'ex ministro, Yanis Varoufakis, pronto a lanciarsi nell'agone con una propria formazione, «Alleanza per l'Europa». Tsipras intende porre la fiducia dopo il 20 agosto, ma l'appuntamento anticipato con le urne appare ormai scontato. La Borsa di Atene l'ha già messo in conto: ieri ha chiuso con un -3%.

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