Economia

L'Italia torna nel mirino. Btp peggio dei titoli greci. Spread sopra quota 250

S&P vede il Pil in frenata ma assicura: "Nel dopo Draghi non ci sono rischi immediati"

L'Italia torna nel mirino. Btp peggio dei titoli greci. Spread sopra quota 250

Mettendola giù un po' «tranchant», si potrebbe dire che i mercati considerano il rischio Paese dell'Italia superiore a quello della Grecia. Così sembrano raccontare i numeri di ieri, in particolare il 3,23% di rendimento dei Btp biennali contro il 2,54% dei Sirtaki bond, nonché il 4,1% del nostro quinquennale rispetto al 3,96% del 5 anni del Partenone. Soffrire di uno spread negativo rispetto a chi ha un debito-Pil del 200% ed è uscito di recente dalla sorveglianza rafforzata della Commissione europea con le ossa rotte non è mai piacevole. Ma non è un fatto da enfatizzare. E pur un solo, ma fondamentale, motivo: il rischio Grecia non esiste, poiché una fetta rilevante del suo debito - quasi l'80% - è in pancia ai Cavalieri dell'Austerity, Mes in testa, che hanno salvato Atene pretendendo in cambio politiche economiche da lacrime e sangue.

Eppure, con le urne ancora fresche degli spogli elettorali che hanno certificato la sterzata a destra, l'Italia è davvero sotto tiro. Forse vittima degli stessi che, da mesi, giocano al ribasso sulla nostra pelle. Li si era visti già all'opera lo scorso agosto, quando le operazioni allo scoperto sui bond tricolori erano arrivate a quota 39 miliardi di euro. Qualcuno, hedge fund in testa, fiuta l'odore dello spread surriscaldato e si prepara a passare all'incasso. Anche ieri, infatti, i titoli del nostri debito sovrano sono stati bersagliati dalle vendite fino a far schizzare lo spread con il Bund tedesco oltre i 250 punti, quasi dieci in più di lunedì, mentre il rendimento del decennale è salito al 4,75%, ai massimi da settembre 2013. Più onerosa l'emissione di nuovi titoli da parte del Tesoro: 2,5 miliardi di Btp a 2 anni sono stati collocati al tasso del 3,27% (+141 punti rispetto ad agosto) e 1,25 miliardi di Btp indicizzati a 10 anni con un rendimento al 2,45% (+108 punti rispetto a luglio).

Insomma, il prossimo governo deve ancora vedere la luce e già si punta sul primo inciampo: una parola fuori posto, un cedimento nella disciplina fiscale, un'alzata di sopracciglio fuori ordinanza sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono i gufi in servizio permanente effettivo, quelli che ci marciano sulla Bce fattasi matrigna in tema di scudo anti-spread. Poco importa se proprio ieri la Commissione Ue ha annunciato l'approvazione ufficiale della seconda tranche da 21 miliardi nell'ambito del Pnrr dell'Italia. Si è congratulata perfino Ursula van der Leyen, fresca di gaffe sul Belpaese: «Ancora una volta buone notizie per l'Italia. La Commissione ritiene che l'Italia abbia compiuto progressi sufficienti nell'attuazione del suo piano Pnrr». Toccherà ora al nuovo esecutivo fare in modo che la terza tranche non subisca intoppi. Per evitarli, il commissario Ue per l'Economia Paolo Gentiloni, ha ricordato come sia «fondamentale onorare gli impegni rimanenti del Pnrr». Quindi, vietati stravolgimenti dell'impianto originale, un punto su cui si sofferta anche l'economista Carlo Cottarelli, già commissario straordinario per la spending review. «Per i mercati non c'è alcun un pregiudizio politico», ciò che davvero interessa «sarà vedere i fatti: che rapporto avrà il nuovo esecutivo con l'Europa, quali saranno i piani per il Pnrr visto che si era parlato di rinegoziazione e come si comporterà il governo sul fronte dei conti pubblici».

Le tensioni sui mercati finanziari arrivano in un momento in cui le agenzie di rating vedono l'Italia in recessione nel 2023: S&P stima una contrazione dello 0,1% e Fitch dello 0,7%. All'opposto l'Ufficio parlamentare di bilancio che ad agosto stimava ancora un roseo +0,9% (che potrebbe però essere rivisto al ribasso a breve, proprio nella validazione della Nadef). S&P si sofferma anche sul percorso accidentato che incontrerà la coalizione di centro-destra, pur sostenendo di non prevedere «rischi fiscali immediati derivanti dalla transizione al nuovo governo».

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