Economia

La maxi-stangata sulle bollette? La transizione verde può aiutare

Il tema della transizione energetica è fortemente legato a quello dell'efficienza di costo dei sistemi basati sulle fonti rinnovabili, su cui la svolta è destinata a strutturarsi nel superamento dell'era dei combustibili fossili

La maxi-stangata sulle bollette? La transizione verde può aiutare

Il tema della transizione energetica è fortemente legato a quello dell'efficienza di costo dei sistemi basati sulle fonti rinnovabili, su cui la svolta è destinata a strutturarsi nel superamento dell'era dei combustibili fossili. Tema ancora più spinoso oggigiorno in un contesto che vede i sistemi più avanzati, come quello italiano, dover sconfiggere il circolo vizioso costituito da rincari delle fonti tradizionali, necessità di alleviare per famiglie e imprese il peso del caro-bollette, obblighi di investimento per non perdere il treno della decarbonizzazione.

In quest'ottica, va sfatata la narrativa secondo cui sarebbe la transizione verde la causa del rincaro dei costi energetici e delle bollette, i quali derivano principalmente dal crescente prezzo di approvvigionamento delle materie prime fossili, gas naturale in testa, causato dalla ripartenza dell'economia mondiale dopo le prime ondate della pandemia, dalla «bomba» dell'inflazione, dalla crisi geopolitica scatenata dalla guerra russo-ucraina.

Negli ultimi due mesi, gli effetti principali del conflitto in Ucraina si sono tradotti, infatti in un aumento eccezionale del prezzo del gas, che in Italia ha raggiunto una media di oltre 150 euro al megawattora (MWh), a fronte dei 18 euro al MWh di un anno fa, una crescita pari all'800 per cento. «Rincari che si ripercuotono anche sul prezzo dell'elettricità», afferma Matteo Codazzi, amministratore delegato di CESI.

«A marzo continua il numero uno della multinazionale leader nel testing e nella consulenza per il settore elettrico il Prezzo Unico Nazionale (Pun) dell'energia elettrica ha registrato una media di 360 euro al MWh, raggiungendo il record di 688 euro al MWh l'8 marzo. L'anno scorso, la media si attestava sui 60 euro al MWh».

Non solo gas. L'indice S&P Goldman Sachs Commodity Index (Gsci) certificava, già alla fine del 2021, una crescita dei prezzi di differenti tipologie di petrolio, che hanno toccato aumenti che arrivano fino al 67 per cento. I prezzi sono cresciuti anche per le materie prime agricole e per metalli come alluminio, nickel, zinco. Per non parlare del rame: secondo Bloomberg, a maggio il prezzo del metallo rosso era salito del 90 per cento, rispetto ai dodici mesi precedenti.

A ben guardare, dunque, una transizione ben congegnata sul fronte della politica industriale, delle strategie di lungo termine, della visione prospettica può piuttosto fungere da calmiere per queste dinamiche. Da diversi anni, il costo per megawattora della generazione legata alle energie rinnovabili è più basso rispetto a quello delle fonti fossili tradizionali e, per fare un solo esempio, il costo della generazione fotovoltaica ha conosciuto un calo del 90 percento in un decennio, stando alle ultime stime dell'Irena. Il tutto grazie a un combinato disposto tra economie di scala sulla produzione industriale e una crescita della complessità tecnologica.

Nell'immediato, una delle soluzioni più rapide da implementare è quella dell'efficienza energetica, supportata nel nostro Paese anche dalle recenti ipotesi di risparmio energetico per il prossimo inverno. «Nel medio-lungo termine, invece, - afferma Codazzi - è necessario assolutamente puntare fortemente sulle rinnovabili e, sul lungo termine, anche valutare la possibilità del nucleare di nuova generazione».

Tradurre a livello nazionale gli obiettivi al 2030 del Green Deal Europeo significherebbe, infatti, aggiungere 70 GW di impianti rinnovabili ai 57 GW esistenti, con un tasso di 8 GW annui rispetto alla media di 1 GW all'anno registrata nel triennio 2018-2020. Il raggiungimento di questo risultato farebbe aumentare la quota di rinnovabili nel mix elettrico dall'attuale 40 al 72 percento nel 2030. Non si tratta solo di belle intenzioni: Elettricità Futura, l'associazione confindustriale che riunisce i principali attori del settore elettrico nazionale, indica la possibilità concreta di poter realizzare 60 GW di nuovi impianti rinnovabili in tre anni. Secondo le stime dell'associazione, questi nuovi impianti farebbero risparmiare ben 15 miliardi di metri cubi di gas ogni anno, ovvero il 20 percento del totale del gas importato e il 50 percento di quello proveniente dalla Russia.

In questo contesto, l'esperienza di aziende come CESI può aiutare imprese e utilities a rafforzare la loro capacità d'azione nel rendere i propri sistemi elettrici più flessibili, integrando le risorse rinnovabili non programmabili in rete, evitando così la trappola dei rincari delle fonti tradizionali.

Proprio per questo motivo, spiega Codazzi, è «indispensabile anticipare e accelerare sia l'utilizzo concreto di misure di flessibilità (come per esempio pompaggi o batterie che entrino in funzione nei momenti di picco della domanda) sia la realizzazione di progetti di interconnessione internazionali e intercontinentali». Inoltre, si prenderebbero due piccioni con una fava, aiutando l'economia nazionale «grazie all'effetto positivo» che tali investimenti «avrebbero sul Pil nazionale e sul livello di occupazione, nonché di riduzione degli import energetici dall'estero».

Quest'anno, inoltre, i produttori di rinnovabili hanno stipulato con il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) contratti a prezzo fisso per venti anni a 65 euro/MWh, quasi un quarto rispetto al prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica di gennaio 2022. «Ciò significa continua Codazzi che anche con solo 40 GW di rinnovabili addizionali, in Italia usufruiremmo di 60 TWh annui di energia a basso costo e a prezzo fisso, svincolato dal costo delle commodities, pari quasi ai 2/3 dell'energia consumata dalle piccole e medie imprese manifatturiere italiane».

Guardando avanti e focalizzandoci sulle tecnologie necessarie per l'economia green, si presentano altre sfide legate alla disponibilità di materiali critici, la loro supply chain, la necessità di nuove tecnologie. Ad esempio, la Cina soddisfa tra il 98 e il 99 per cento del fabbisogno europeo di terre rare, impiegate nella realizzazione di impianti eolici, motori e celle a combustibile. Esistono, però, contromisure da adottare in un'ottica di economia circolare. Secondo l'ad di CESI, «nel lungo termine oltre al riciclo, bisogna puntare sulla sostituzione di questi materiali con altri meno critici, sull'adozione di tecnologie meno impattanti per l'estrazione di questi materiali o sull'estrazione e sul processamento domestico di questi materiali, che l'Europa già possiede con l'obiettivo di abbatterne il costo».

La marcia verso cui i sistemi energetici contemporanei devono necessariamente muoversi è, dunque, quella di una crescente efficienza energetica all'interno di un contesto di crescente decarbonizzazione. Un fattore che come abbiamo visto può creare benefici economici a livello di sistema se le migliori tecnologie e competenze saranno messe al servizio di obiettivi quali le prospettive Net-Zero dell'Unione europea con programmi chiari e visioni precise. Nella consapevolezza che in quest'ottica benefici ambientali ed economici saranno, per imprese, cittadini, enti pubblici e la società nel suo insieme, interdipendenti e profondamente legati.

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