Mediaset va avanti su Mfe: "Pesante la zavorra Vivendi"

Pier Silvio Berlusconi: «Con l'ok dei tribunali possiamo farcela». Confalonieri: «Francesi in conflitto di interessi»

«Se i Tribunali ci danno ragione riusciremo a fare Mfe entro marzo». Lo ha detto Pier Silvio Berlusconi, ad di Mediaset dopo l'assemblea dei soci che ha approvato, a maggioranza, le modifiche dello statuto per la creazione della holding di diritto olandese, con il voto favorevole del 79,85% del capitale presente in assemblea ossia il 48,28% del capitale sociale. Contrario invece il 19,72% pari all'11,92% del capitale. L'assemblea straordinaria ha approvato, in sostanza, misure in favore delle minoranze, come l'eliminazione delle clausole relative ad allocazione iniziale e detenzione di azioni e la clausola relativa alla soglia convenzionale (25% dei diritti di voto) per l'opa obbligatoria, ferma ovviamente quella prevista dalla normativa olandese pari al 30% dei diritti. Infine è stata introdotta una specifica clausola che prevede la necessità di maggioranze rafforzate (tre quarti dei voti espressi) per l'introduzione di clausole dal tenore analogo a quelle cancellate.

Certo è che la partenza del progetto Mfe, le modifiche statutarie dovranno essere votate anche dall'assemblea di Mediaset Espana del 5 febbraio, resta comunque sospesa almeno fino all'udienza del 21 gennaio al Tribunale di Milano e a quella simile prevista presso il tribunale di Madrid. Ovviamente tutte le cause presso i tribunali sono state promosse da Vivendi. Il socio «scomodo» di Mediaset con il 29,9% che ieri è stato ammesso in assemblea dal cda di Mediaset solo con la quota rimasta a Vivendi, il 9,9%, mentre è rimasta esclusa la quota in carico a Simon Fiduciaria, come deciso da Agcom, pari al 19,9%.

Per Vivendi l'esclusione di questa quota è «un abuso», come detto in assemblea dalla responsabile degli affari legali della società Caroline Le Masne de Chermont. Per Mediaset invece quella quota è stata acquisita in maniera illegale visto che nel contratto firmato ad nell'aprile del 2016 per l'acquisto della pay tv Premium era previsto che Vivendi non potesse acquisire più del 5% del capitale della tv generalista. Su questo punto è aperta una indagine della procura. Ieri il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, ha auspicato che il tribunale possa presto stabilire quanto accaduto. Risultato: le distanze tra Mediaset e Vivendi sono abissali e il progetto di creazione di una tv paneuropea è dunque legato alle decisioni dei tribunali.

«Dopo tutto questo tempo - ha detto Confalonieri - non abbiamo ancora capito l'obiettivo di Vivendi. Dal dicembre 2016 a oggi non abbiamo mai avuto alcuna proposta industriale da parte loro. Oltretutto, invece di plaudire e favorire l'operazione vuole impedircela, in evidente conflitto di interessi, cercando di mettere in stallo la nostra società, di cui è azionista, con il solo intento di proseguire mire e obiettivi propri».

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