Mediaset, a Vivendi condanna "soft"

Il gruppo farà appello: "Il danno è maggiore, nuove prove emerse nell'inchiesta penale"

Mediaset, a Vivendi condanna "soft"

«Passano i decenni ma nel tribunale di Milano il clima per Berlusconi non cambia mai». Sta tutta qui, nell'amarezza dei difensori di Mediaset, la reazione del Biscione alla decisione del tribunale di Milano che ha chiuso (almeno in primo grado) lo scontro tra il gruppo del Cavaliere e il colosso francese Vivendi. Il contenzioso legale seguito al matrimonio fallito tra i due gruppi aveva portato Mediaset e Fininvest a chiamare in giudizio i francesi con una richiesta monstre di risarcimento: oltre seicento milioni a Mediaset, un miliardo alla holding. Alla fine, il tribunale presieduto dal giudice Angelo Mambriani concede un risarcimento simbolico: un milione e 700 mila euro. Un'inezia rispetto alle richieste. E soprattutto rispetto - sottolineano i legali - alle cifre stellari che le aziende di Berlusconi lo stesso tribunale costrinse a pagare in passato. Ma che porta comunque Mediaset a esprimere «soddisfazione per la conferma da parte del Tribunale del grave inadempimento di Vivendi agli obblighi previsti dal contratto stipulato dalle parti l'8 aprile 2016».

Per il resto, le 87 pagine depositate ieri dai giudici sono una lunga e a volte aspra bocciatura delle tesi di Mediaset, che aveva accusato Vivendi di avere preordinato il fallimento dell'operazione per devastarne l'immagine e rendere possibile la sua scalata. In realtà, secondo i giudici, fu Cologno Monzese a proporre a Parigi un prodotto, Premium, destinato al crac: il processo avrebbe accertato come «il business plan consegnato a Vivendi nel corso delle trattative non fosse attendibile e che la situazione patrimoniale di Mediaset Premium fosse quella di un'impresa avviata al declino». Citando delle dichiarazioni pubbliche di Marco Giordano i giudici scrivono: «Lo stesso amministratore delegato di Mediaset Premium ha ammesso che già all'inizio dell'anno 2016, prima ancora dell'inizio della trattativa con Vivendi, l'attività di pay tv nel settore del calcio era insostenibile per un operatore di dimensioni locali». Pertanto «è lecito dubitare seriamente del fatto che Mediaset Premium fosse strutturalmente in condizioni di operare sul mercato senza continuare a cumulare perdite».

L'unica richiesta che i giudici accolgono, ed è quella che porta al risarcimento di 1,7 milioni di euro, è il risarcimento delle spese sostenute dal gruppo del Cavaliere. Questo passaggio, che comunque riconosce in qualche modo la scorrettezza dei comportamenti di Vivendi, rafforza l'indagine penale a carico di Vincent Bollorè e Arnauld De Puyfontaine, i due manager del gruppo francese indagati per manipolazione del mercato e ostacolo alla Consob. Per i due, che hanno rinunciato a farsi interrogare, sarebbe imminente la richiesta di rinvio a giudizio.

La sentenza di ieri respinge anche la richiesta più rilevante al centro della causa, il miliardo e mezzo chiesto da Fininvest per la svalutazione della sua partecipazione in Mediaset. Il danno non c'è stato perchè Fininvest non ha mai dismesso la partecipazione: «Del resto - si legge - la società attrice si è ben guardata dall'allegare di aver proceduto alla svalutazione in bilancio della sua partecipazione in Mediaset in misura corrispondente all'ingente perdita di valore lamentata nel presente giudizio».

Nel suo comunicato, il gruppo italiano annuncia che «impugnerà comunque entrambe

le sentenze in appello in merito alla quantificazione del danno subito, anche alla luce degli elementi probatori evidenziati nel corso della parallela inchiesta penale a carico di Vivendi» e non considerati dal Tribunale.

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