Dal "bazooka" Usa alla Merkel Ecco tutti i portafogli antivirus

Dagli Usa alla Cina ecco tutte le misure in campo per evitare la "depressione". Il Congresso americano dà il via libera ad un piano da 2mila miliardi e la Germania mette da parte il dogma del pareggio di bilancio

Aumento della spesa in deficit, iniezioni di liquidità, tasse sui grandi capitali: sono alcune delle misure adottate dalle principali potenze mondiali per affrontare lo choc economico causato dal coronavirus. Un fatto senza precedenti nella storia degli ultimi decenni, che impone risposte eccezionali, riscrive l’agenda dei governi e rivoluziona la politica economica e monetaria degli Stati. I provvedimenti messi in campo sono diversi, ma l’obiettivo è uguale per tutti: far uscire indenni dalla crisi famiglie, imprese e gruppi industriali. E, soprattutto, per dirla con le parole usate da Mario Draghi in un editoriale pubblicato sul Financial Times, "prevenire che la recessione si trasformi in una prolungata depressione".

Il mega piano da 2mila miliardi degli Stati Uniti

Ieri il Congresso americano ha raggiunto un accordo su quella che è già stata definita come "la più grande misura di salvataggio economico della storia degli Stati Uniti". Un pacchetto di aiuti da 2mila miliardi di dollari che farà da scudo all’economia. Non si conoscono ancora i dettagli dell’intesa, ma il piano, che sarà approvato a breve, dovrebbe contenere un programma di prestiti per le PMI e assegni calibrati in base al reddito per le famiglie e per chi ha perso il lavoro. I contagi negli Usa hanno superato quota 50mila, un americano su tre è in quarantena e migliaia di attività commerciali hanno chiuso i battenti. Ora in media ogni americano potrebbe ricevere un contributo di 1.200 dollari. Nello stanziamento rientrano anche aiuti agli ospedali e un contributo alla ricerca per trovare un vaccino. Festeggiano i mercati, con la riduzione delle perdite dei futures sugli indici statunitensi.

La Germania mette da parte il pareggio di bilancio

Anche Berlino mette in campo uno stanziamento record da 1.100 miliardi complessivi. Ieri il Bundestag ha approvato la manovra da 156 miliardi di euro che farà aumentare la spesa pubblica in deficit, portando le uscite a 485 miliardi di euro nel 2020. Tra gli effetti del coronavirus sulla politica economica tedesca, infatti, c’è quello di aver messo in discussione la regola dello "Schwarze Null". Nel caso di "catastrofi naturali" come quella della pandemia in corso la Costituzione tedesca permette di sforare il tetto massimo dell’indebitamento, pari allo 0,35 per cento del Pil. Cinquanta miliardi di euro del bilancio suppletivo verranno messi a disposizione delle piccole e medie imprese, mentre 100 miliardi andranno a finanziare i sussidi alle famiglie e ai lavoratori. Non solo. Un fondo di stabilizzazione dell’economia da 600 miliardi servirà a salvaguardare dalla speculazione e ad eventualmente nazionalizzare le grandi aziende e industrie. Ulteriori 450 miliardi di euro di prestiti alle imprese verranno assicurati dall’Istituto di credito per la ricostruzione (Kfw), la Cassa depositi e prestiti tedesca.

In Francia 45 miliardi ad imprese e lavoratori

Pensa ad una possibile nazionalizzazione delle grandi aziende come estrema ratio anche il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire. Esisterebbe già una lista dei gruppi industriali, stilata dallo stesso presidente Emmanuel Macron, da sostenere con il rinvio delle imposte, il sostegno per la cassa integrazione e gli aiuti finanziari. Con oltre 25mila contagi e 1.331 decessi la Francia è in "guerra", ha detto il capo dell’Eliseo. Il fronte è anche economico, ha ricordato Le Maire. La risposta per ora è lo stanziamento immediato di 45 miliardi per aiutare le imprese e i lavoratori colpiti dalla crisi. Si tratta di un "primo aiuto" dicono da Bercy, al quale potrebbero seguirne altri. Per garantire prestiti alle società in ginocchio c’è invece un programma da 300 miliardi di euro approvato dalla Commissione europea.

In Spagna 200 miliardi per le imprese e sospensione dei mutui

Sale tragicamente il numero delle vittime in Spagna. Sono oltre 3.400, più di quelle della Cina, epicentro della pandemia. Si moltiplica anche il numero delle infezioni mentre gli ospedali sono al collasso. "Nessuno verrà lasciato indietro", assicura il premier spagnolo Pedro Sanchez, che ha approvato un piano di aiuti destinato a passare alla storia nella nazione. Uno "scudo sociale" da 200 miliardi per garantire l’accesso al credito alle imprese, la sospensione temporanea del pagamento dei mutui e dei contributi previdenziali. Anche la Spagna proteggerà le aziende strategiche contro il rischio di speculazioni esterne.

Regno Unito, il governo pronto a pagare l’80% degli stipendi

Misure senza precedenti anche nel Regno Unito. La crisi, secondo il cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, potrebbe protrarsi per oltre un anno. Londra sosterrà i cittadini colpiti dagli effetti negativi della pandemia con 350 miliardi di sterline, l’equivalente di circa 385 miliardi di euro. Il governo è pronto a farsi carico del pagamento fino all’80 per cento degli stipendi dei dipendenti delle aziende in crisi. Stop di tre mesi per il pagamento dei mutui, tagli alle tasse, versamenti dell’Iva congelati fino a fine giugno e interventi statali in caso di fallimento, sono tra i provvedimenti studiati dall’esecutivo per fronteggiare la crisi.

Tasse agli oligarchi e lavoratori in ferie (pagate), si ferma anche la Russia

Gli effetti del coronavirus si fanno sentire anche a Mosca, dove si registrano le prime vittime. Rinviato il voto costituzionale in programma il 22 aprile prossimo per emendare il limite dei due mandati presidenziali. Non ci sarà un lockdown su modello europeo ma una settimana di ferie per tutte le attività e i lavoratori dei settori non essenziali dal 30 marzo al 5 aprile. Gli stipendi verranno pagati dal governo. In arrivo anche misure di sostegno ad imprese e famiglie con figli. E, infine, la proposta dell’aumento fino al 15% dell'aliquota fiscale sui capitali russi offshore, oltre ad una tassa del 13% sulle rendite derivate "da depositi bancari e titoli azionari". Con i proventi delle tasse agli oligarchi verrà finanziato un primo pacchetto di misure per far fronte alla crisi.

Aiuti alle famiglie e politica monetaria accomodante, la ricetta cinese

Per prevedere l’evoluzione della crisi i riflettori sono puntati sulla Cina. Nei primi mesi del 2020 l’economia del gigante asiatico, dove tutto ha avuto inizio, ha toccato i minimi storici, con una flessione di oltre il 13% della produzione industriale e un crollo di oltre il 20% delle vendite al dettaglio. Per questo la Banca Centrale cinese sta supportando il livello di liquidità iniettando nel sistema finanziario cento miliardi di yuan, l’equivalente di circa 13 miliardi di euro. Dalle banche, a cui la People's Bank of China ha assicurato "ampia liquidità", arriveranno circa 70 miliardi di euro, 550 miliardi di yuan, per sostenere le imprese e arginare l’impatto del coronavirus. "In Cina stiamo assistendo a un forte sforzo fiscale incentrato sull'aiuto alle famiglie vulnerabili e alle piccole imprese più colpite dall'epidemia, mentre la politica monetaria rimane molto accomodante", ha spiegato in un’intervista all’agenzia Xinhua, Helge Berger, capo missione del Fondo Monetario Internazionale in Cina. "La salvaguardia della stabilità finanziaria in tempi come questo – ha aggiunto - richiede un'azione assertiva e ben comunicata". Sul piano macroeconomico, quindi, secondo Berger, la ricetta cinese è vincente: "Combinare il sostegno fiscale con una politica monetaria accomodante per sostenere la ripresa".

Slittano le olimpiadi in Giappone, in campo 270 miliardi per l’economia

La pandemia di coronavirus costa cara ai giapponesi. Con il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo, imposto dall’emergenza sanitaria, ad andare in fumo sarà una cifra che si aggira attorno ai 5 miliardi di euro. Il governo di Tokyo ha definito l’attuale choc economico "peggiore" di quello del 2008. Per imprese e famiglie sono stati decisi aiuti da 270 miliardi di dollari. "Siamo intenzionati a valutare diverse possibilità, inclusa l'entità dei contributi in contanti", ha detto lunedì scorso il ministro dell’Economia, Yasutoshi Nishimura.

L’Italia raddoppia con il "decreto aprile": pronti altri 25 miliardi

Con il decreto Cura Italia il nostro Paese ha messo sul tavolo 25 miliardi di euro per finanziare la cassa integrazione per le piccole e medie imprese, l’estensione del congedo parentale e i sussidi per una parte dei lavoratori autonomi, assicurando 350 miliardi di credito alle imprese. Ora il governo vuole raddoppiare. Ieri a Palazzo Montecitorio il premier Giuseppe Conte ha annunciato un nuovo stanziamento di non meno di 25 miliardi nel nuovo decreto di aprile. Per aiutare gli italiani servono nuove risorse, che verranno impiegate anche per l’acquisto di macchinari per le terapie intensive e dispositivi di protezione per medici e infermieri. Il governo punta ancora sugli eurobond e nonostante il no tedesco con i leader di Francia, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Grecia, Spagna, Slovenia e Portogallo, va in pressing sul presidente del Consiglio d'Europa, Charles Michel, per chiedere nuovi strumenti fiscali di sostegno alle economie dell’Eurozona. Infine attenzione anche agli asset di casa nostra con un possibile rafforzamento del "golden power" per difendere le grandi aziende che operano nei settori strategici.

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Commenti
Ritratto di Quintus_Sertorius

Quintus_Sertorius

Gio, 26/03/2020 - 14:06

Qualcuno (i proprietari delle banche centrali private) sta per fare montagne di soldi. I mostruosi debiti che i vari governi hanno scelto di contrarre per far fronte a un'epidemia che hanno volutamente diffuso non saranno mai pagati. Gli interessi invece sì, serviranno a fagocitare quote sempre crescenti del bilancio. Fanno eccezione Russia, Cina e Giappone, la cui banche centrali sono pubbliche e le cui misure economiche non promettono di trasferire miliardi su miliardi nelle tasche di speculatori esteri. P.S. Il "golden power" in sostegno alle grandi aziende fa rima con un altro termine inglese che descrive molto meglio l'aiuto che lo Stato riserva alle piccole aziende.