Mustier ai dipendenti: "Le uscite da Unicredit con i prepensionamenti"

L'ad scrive ai suoi. Ma il sindacato attacca Sileoni (Fabi): «Sei un pifferaio magico»

Mustier ai dipendenti: "Le uscite da Unicredit con i prepensionamenti"

Nel nuovo piano industriale di Unicredit «ogni evoluzione del gruppo» scrive ai dipendenti l'ad Jean Pierre Mustier, in un messaggio intercettato ieri dai media, «sarà gestita attraverso il prepensionamento e, come sempre, in modo socialmente responsabile e in linea con le rappresentanze dei lavoratori del gruppo».

Nel messaggio Mustier aggiunge che si è nelle prime fasi di sviluppo del nuovo piano che sarà finalizzato a novembre e presentato il prossimo 3 dicembre. Mustier fa riferimento alle indiscrezioni di lunedì sera sui 10mila esuberi nel gruppo bancario. Indiscrezioni non commentate da Unicredit, ma talmente importanti da spingere il numero uno della banca milanese a fornire alcune informazioni «in modo che non andiate in vacanza con queste voci in mente». Il manager francese ricorda la sfida principale del nuovo piano, quella di raggiungere maggiore efficienza «dall'ottimizzazione delle attività» con una semplificazione di processi e prodotti «attraverso l'automazione e la digitalizzazione». E ai dipendenti il banchiere ricorda il contesto «di debole crescita economica e di tassi negativi che ci aspettiamo per i prossimi anni in Europa». Quella di Unicredit, aggiunge Mustier, è «una sfida che tutte le banche europee stanno affrontando».

Dura la replica del sindacato: «Caro Jean Pierre - dice il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni - nella lettera ai dipendenti confermi quello che non smentisci: i tagli al personale. Se saranno 10mila, sotto la tua preziosa gestione, i tagli arriverebbero a 24.700 pari al 29% dell'attuale forza lavoro. Complimenti, un vero record. Unicredit a livello globale nel 2013, prima del tuo arrivo, aveva oltre 140mila dipendenti. Oggi sono circa 86mila». E il principale sindacato bancario rincara poi la dose: «Dal pifferaio magico, però, non escono i seguenti numeri: il cost income di Unicredit oggi è al 52,8%, tra i migliori in Europa; e il costo del lavoro è di 6 miliardi, pari a solo il 30% dei ricavi, attesi poco sotto i 20 miliardi nel 2019».

E gli fa eco il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani: «La lettera di Mustier non ci

rassicura affatto sulle intenzioni del gruppo riguardo all'occupazione». Per Colombani, «ogni operazione di taglio del costo del lavoro va respinta con forza. Ciò di cui invece c'è bisogno è investire sul capitale umano».

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