La nuova corsa allo spazio

Tecnologia e sostenibilità si ibridano anche nella nuova corsa allo spazio: CESI, con la sua tecnologia per le celle solari, aiuta le aziende attive nel settore a aumentare l'efficienza e a risparmiare nell'accesso allo spazio

La nuova corsa allo spazio

La frontiera dello spazio è guardata con attenzione dall’intero sistema-Paese Italia tanto sul fronte istituzionale quanto su quello economico-industriale. L’accesso alle orbite e alle opportunità economiche prospettate dallo spazio (dalla copertura Internet globale via satellite all’osservazione e monitoraggio della Terra) è una priorità anche per l’Italia.

Un rapporto pubblicato nei mesi scorsi dall’Osservatorio Space Economy della School of Management del Politecnico di Milano ha sottolineato che le risorse investite nel mondo a livello governativo nella new space economy sono già pari a 100 miliardi di dollari. Nella cui corsa spicca il ruolo dell’Europa come seconda potenza mondiale, con 11,5 miliardi investiti, a cui l’Italia contribuisce con un ruolo da capofila assieme a Francia e Germania.

Da monitorare, in particolare, la massa di fondi che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) garantirà allo spazio. I fondi previsti nell’ambito del Pnrr contribuiranno a dare un’ulteriore spinta al mercato. Le risorse previste dal Pnrr, infatti, dovranno essere investite nella filiera industriale italiana. Lo stanziamento diretto alle tecnologie per lo spazio è pari a 1,49 miliardi di euro. Il fondo complementare aggiungerà ulteriori 800 milioni di euro. La gestione avverrà a cavallo tra governo italiano, Agenzia Spaziale Italiana e strutture europee. A dicembre è stata firmata dal governo Draghi “l’intesa con l’Agenzia Spaziale Europea per l’assegnazione di circa 1,3 dei 2,3 miliardi disponibili tra Pnrr e fondo complementare. Iter amministrativo concluso, poi, per allocare sull’Asi (agenzia spaziale italiana) 1,6 miliardi di risorse nazionali ferme da quasi due anni”.

Gli obiettivi del Pnrr “spaziale” riguardano diverse linee di intervento: la comunicazione satellitare, l’osservazione della Terra, la manifattura orbitale, il mercato dei lanciatori, l’utilizzo strategico dei dati raccolti nello spazio (downstream) e la valorizzazione economica degli asset spaziali.

Questo mercato provvederà a rendere dinamica una base industriale specializzata nel campo dell’avionica, dei vettori e delle tecnologie di frontiera, ma non solo. Anche diversi comparti strategici saranno influenzati dal settore spaziale. Pensiamo solo a quello dell’energia. La grande massa di assetti messi in orbita imporrà in futuro di puntare con sempre maggior forza su tecnologie di alimentazione sostenibili e capaci di lavorare con un’efficienza crescente. Risulta strategico dunque analizzare ogni trend riguardante le tecnologie di alimentazione a energia solare dei satelliti immessi in orbita. Specie considerato il fatto che uno dei comparti in cui l’Italia è leader è quello dei satelliti di piccola dimensione, ciò acquisisce una valenza prioritaria.

Tra le aziende che spiccano maggiormente nell’anticipare queste tendenze c’è CESI. La multinazionale italiana con sede a Milano, specializzata in servizi di testing e consulenza, e testing per il settore energetico, oltre che di ingegneria civile, ha alle spalle anche un’esperienza pluridecennale nella realizzazione di celle solari per agenzie spaziali di ogni parte del mondo.

CESI, nei suoi laboratori di Milano, ha prodotto più di 250.000 celle solari che hanno alimentato più di 90 satelliti civili per clienti di oltre 25 paesi diversi. L’azienda ha oltre trent’anni di esperienza nella ricerca, sviluppo e produzione di celle solari ad alta efficienza per applicazioni spaziali ove è uno dei principali fornitori mondiali di celle a giunzione multipla che utilizzano materiali come arseniuro di gallio (GaAs) e indio-gallio-fosforo (InGaP), capaci di garantire un’efficienza del 30% contro il 20% circa delle tradizionali celle a silicio. In particolare, il GaAs è uno dei semiconduttori che meglio converte la radiazione dello spettro solare in energia elettrica. Tutta la radiazione viene assorbita nei primi pochi micron della cella che, peraltro, è realizzata con materiali semiconduttori che resistono meglio alle radiazioni tipiche dell’ambiente spaziale e quindi durano di più, degradando meno alle temperature operative a cui sono sottoposti i pannelli solari durante il loro funzionamento nello spazio.

Efficienza, ottimizzazione, vantaggi di costo: tecnologie come quelle delle “rodate” celle solari per lo spazio di CESI possono essere elementi abilitanti per piani strutturati nell’ambito della space economy in cui l’Italia può e vuole essere protagonista. Abbattere costi, oneri e sprechi nella produzione delle celle che alimentano i satelliti, efficientarne i consumi e valorizzare l’integrazione tra tecnologie di frontiera e nuove dinamiche del mercato energetico può aprire la via a una crescita della competitività italiana nello spazio, mettendo a sistema le eccellenze produttive di un sistema-Paese che dal Pnrr cerca una grande opportunità di rilancio. Anche nelle orbite extra-atmosferiche.

È importante, quindi, che tutte le risorse stanziate dal Pnrr sostengano l’intera filiera italiana del settore – dalle celle solari fino ai sistemi di lancio e ai satelliti. L’aerospazio, infatti, è un comparto strategico per lo sviluppo tecnologico del nostro Paese e sarebbe scandaloso che fondi del Pnrr possano essere impiegati per sostenere, indipendentemente dalla quantità coinvolta, lo sviluppo di prodotti stranieri proprio quando sul mercato sono già presenti prodotti italiani di elevata qualità .

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