Ora anche le banche fanno retromarcia. Ipotesi stop ai dividendi

La federazione europea, guidata da Mustier, è ancora alla ricerca di una linea condivisa

Con mezzo mondo chiuso in attesa di potersi mettere alle spalle la pandemia in corso, sono sempre più numerosi gli inviti alla prudenza nella remunerazione degli azionisti rivolti agli istituti di credito da parte delle autorità bancarie. Finora, tuttavia, le Authority si sono mosse in ordine sparso: la Bce si è limitata a suggerire agli istituti di credito di concentrarsi sulla conservazione del patrimonio, mentre l'Eba (l'autorità bancaria europea) ha chiarito ieri in una nota che l'applicazione delle regole bancarie deve essere flessibile e pragmatica e, più in dettaglio, i ritardi generalizzati dovuti a iniziative legislative e indirizzati a tutti i mutuari «non comportano alcuna classificazione automatica in caso di inadempienza, rinuncia o disparità di pagamento». Più stringenti le richieste della svedese Finansispektionen, che ha imposto alle banche di non distribuire cedole fino a che la situazione non sarà migliorata e della tedesca Banfin, che ha chiesto alle banche locali di valutare con attenzione dividendi e bonus e di non varare piano di riacquisto di azioni.

In questo scenario, Jean Pierre Mustier presidente della Federazione Bancaria Europea oltre che ad di Unicredit, ha scritto ai 3.500 associati (banche inglesi comprese) auspicando di trovare un accordo su una linea comune.

Per ora a Piazza Affari non si registrano dietrofront a differenza rispetto a quanto accade all'estero dove la spagnola Santander ha sospeso il pagamento dell'acconto sulla cedola previsto a novembre, Credit Suisse ha sospeso un piano di buy back da 1,5 miliardi di franchi e l'austriaca Erste sta riconsiderando i dividendi.

Ad oggi confermano i piani di remunerazione degli azionisti proposti dal cda e portati per l'ok alle prossime assemblee dei soci: Intesa Sanpaolo (0,192 euro per azione che sarà staccata il 18 maggio, e sui prezzi di Borsa dà un rendimento del 12%), Ubi (0,13 euro per azione da staccarsi il 18 maggio e con un rendimento teorico 5,2%) e Banco Bpm (0,08 euro per azione che sarà staccata il 20 aprile con uno yield del 6,1%). Un simile orientamento dovrebbe essere confermato anche da Bper (0,14 euro per azione che sarà staccata il 18 maggio e con un rendimento del 4,7%). Non commenta Unicredit che, venerdì scorso, ha confermato l'assemblea degli azionisti del 9 aprile, a porte chiuse, in cui si discuterà della proposta di cedola pari a 0,63 euro, da staccarsi il 20 aprile e con un rendimento teorico attuale del 7,4 per cento. Ma il pressing internazionale potrebbe far cambiare il quadro.

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Commenti

flip

Gio, 26/03/2020 - 15:04

i "dividendi" vanno dati ai correntisti! Sono loro che finannziano le banche e non i bancjoeri.....ai quali può essere riconosciuta una provvigione petcentuale.

necken

Ven, 27/03/2020 - 17:36

Le Banche Italiane sono in mano a fondi esteri che pensano ai profitti poi in caso di difficoltà o default si possono prelevare soldi dai depositi dei risparmiatori con il bail-in ed gioco è fatto?!