"Ora i clienti saranno più selettivi"

"È aumentata l'attenzione per servizi digitali, ma se funzionano"

"Ora i clienti saranno più selettivi"

I dati trimestrali di Fineco sono buoni, come se uscisse dal lockdown più forte di prima. Paolo Di Grazia, vicedirettore generale di FinecoBank: è il segno che per le banche fintech è iniziata una nuova era?

«Noi siamo nati digitali già 20 anni fa, cavalcando un trend che si sarebbe imposto negli anni. Il successo di Fineco deriva da questo, da un trend che diventa realtà. In questo periodo è avvenuto un salto notevole, negli ultimi due mesi tutti hanno iniziato a usare la tecnologia più di prima accelerando ancor di più la tendenza a nostro favore. In due mesi sono stati fatti passi avanti che altrimenti avrebbero richiesto anni. Lo vediamo nei nuovi clienti che arrivano, perché si può fare tutto a distanza».

Cosa ha insegnato il lockdown?

«È aumentata l'attenzione verso i servizi digitali, ma per quelli che funzionano. La differenza la fa la qualità e le persone sono attente. I motivi per cui aprono un conto Fineco e sono soddisfatti sono due: la semplicità e la stabilità della piattaforma, che non deve avere disservizi. E in questo periodo non abbiamo mai avuto problemi».

Nei momenti in cui la Borsa impazziva avete rafforzato la piattaforma?

«Non c'è stato bisogno. Possiamo gestire flussi molto superiori alla media e lo abbiamo dimostrato. In alcuni momenti siamo arrivati a 5 volte la media, mantenendo un livello di servizio pari al 99,9% dell'operatività complessiva. E il successo lo abbiamo misurato con il passaparola: sui disservizi di altre piattaforme si sono visti commenti di ogni tipo sui forum online».

Cos'ha di speciale la vostra piattaforma?

«In questi mesi abbiamo incassato il dividendo della nostra politica che è sempre stata quella di investire molto su una tecnologia proprietaria: la nostra piattaforma è tutta fatta in casa. Così abbiamo tre vantaggi: la possiamo disegnare sempre sulla base di quello che vogliamo dare ai clienti; risparmiamo sui costi fino a 20-30 volte rispetto a chi deve esternalizzare il software; risparmiamo sui tempi, che per sviluppare un servizio o un prodotto si accorciano a giorni o settimane rispetto a mesi o anni».

Non sempre Fineco offre i nuovi servizi molto trendy, tipo quelli di Apple. Ci mette un po' o li ignora: perché?

«Valutiamo una tecnologia o un sistema di pagamento solo quando dietro c'è una massa importante di volumi. Spesso il numero di utilizzatori è troppo basso, anche se la sensazione diffusa è un'altra».

Al contrario offrite servizi meno noti ma preziosi. Dica del multicurrency.

«Con una grande semplicità d'uso, sul conto si può scegliere tra oltre 20 valute sia per investimento, sia per pagamento. È un concetto unico: il conto multivalute. Nessuno offre questo servizio».

E la partita del fintech? Chi la vincerà?

«Noi siamo fintech da quando non esisteva ancora il nome. Per avere successo bisogna avere tre caratteristiche: facilità d'uso, qualità, ottimo rapporto di prezzo. Noi crediamo di averle tutte. E di essere molto diversi dalle fintech di ultima generazione»

In cosa?

«In due aspetti: il primo è la sostenibilità del nostro modello, capace di generare utili a differenza di molte nuove piattaforme. E poi la tecnologia: le fintech attuali sono mono prodotto ed efficaci nel semplificare tecnologie esterne. Il loro utilizzo ha però un costo, che aumenta insieme alla gamma dei servizi offerti. E questo complica la possibilità di raggiungere economie di scala».

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