Ora l'inflazione fa paura, vola il Bitcoin

Pesa il greggio, Bofa: "Rischio Weimar 2.0". La criptovaluta sfonda quota 50mila

Vanamente cercata per anni dalle banche centrali neanche fosse l'Arca dell'Alleanza, l'inflazione rischia di ripresentarsi sul proscenio economico come la bomba globale del 2021. I segnali di risveglio dei prezzi non mancano, e il rialzo del petrolio - ormai stabilmente sopra i 60 dollari il barile - ne è l'esempio più lampante. Ma ad alimentare la progressione del greggio non sono né i fondamentali legati a domanda e offerta, né le future strategie dell'Opec+. È piuttosto un circolo vizioso in cui gli investitori, acquistando materie prime (da inizio anno gli Etf specializzati in questo segmento hanno raccolto due miliardi di dollari) per proteggersi dai timori d'inflazione, provocano un effetto boomerang: alimentano la risalita dei prezzi e creano quindi ulteriori pressioni inflazionistiche. Sono le stesse paure che hanno spinto ieri i rendimenti dei Treasury a 10 anni all'1,29%, ai massimi dal marzo 2020, e il Bitcoin a oltrepassare per la prima volta i 50mila dollari (+73% da gennaio) e a superare la capitalizzazione di Tesla.

Un po' più sottotraccia, ma altamente sintomatico, è quanto è già accaduto nello sterminato catalogo di Amazon, dove 409 dei 750 beni essenziali hanno subito lo scorso dicembre un rincaro superiore ai livelli pre-Covid del 20% e il prezzo di 136 articoli è raddoppiato. Se lo shopping online reso quasi obbligato dalle restrizioni causa pandemia ha agito da detonatore su questi incrementi (ma un altro motivo è l'aumento del costo del trasporto delle merci), c'è da chiedersi cosa potrebbe accadere una volta usciti dall'emergenza in un mondo inondato dalla liquidità degli istituti di emissione e dagli stimoli fiscali dei governi. L'ultimo dei quali potrebbe essere il piano di aiuti con cui il presidente Usa, Joe Biden, metterà presto altri soldi nelle tasche degli americani. Bank of America prevede che la «velocità crescente delle persone (grazie ai vaccini) genererà quest'anno un aumento della velocità del denaro» provocando una «mutazione dell'inflazione» da Wall Street a Main Street, cioè l'economia reale, anche grazie a un Pil atteso in crescita del 10% nel secondo trimestre e a fronte di un indice dei prezzi al consumo fra il 3 e il 4% a fine giugno.

Bofa è preoccupata per lo scenario atteso, arrivando a evocare lo spettro di una possibile Weimar 2.0. Secondo l'istituto, non mancano le analogie con quanto successo nella Germania dopo l'armistizio del novembre 1918. Quando Berlino, costretta dalle riparazioni di guerra imposte dai vincitori a comprare valuta straniera, provocò un aumento dei papiermark in circolazione col risultato di far schizzare l'inflazione in un anno dal 21% al 228% e al 4.126% nel 1922. Oggi come allora, rileva Bofa, c'è una massa di risparmi compressa dal Covid che si salda a una perdita di fiducia nella moneta e nelle istituzioni e in presenza di una monetizzazione del debito da parte dei governi. Inoltre, rileva la banca, «riteniamo che il 2020 abbia segnato un minimo secolare per tassi e inflazione». Quindi, meglio prepararsi alla trincea puntando su asset tangibili (commodity, immobili, oro) e stare molto «corti» con le obbligazioni a lungo termine.

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Commenti
Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mer, 17/02/2021 - 11:34

Mah, a me sembra che la svalutazione è pressochè nulla. Gli interessi sono dello zero e virgola...