Orcel svela il suo piano per Unicredit

Il mercato aspetta indicazioni su capitale in eccesso, esuberi e risparmio gestito

Orcel svela il suo piano per Unicredit

Ottimizzazione del capitale in eccesso, tagli (si parla di un piano di esuberi, su base volontaria, di 3mila persone), accelerazione digitale e un rafforzamento sul territorio che accorci le distanze da Intesa Sanpaolo. Saranno queste le parole d'ordine della nuova strategia di Unicredit che l'ad Andrea Orcel presenterà stamattina alla comunità finanziaria. Sin dal suo insediamento, lo scorso aprile, il manager ha avviato il processo di semplificazione e riorganizzazione societaria alla base del piano di rilancio di crescita dei ricavi e dei margini del gruppo.

Il grande assente sarà Mps, dopo il tramonto delle trattative di nozze tra Unicredit e il Tesoro (che di Rocca Salimbeni ha il 64% del capitale) per il mancato accordo sulle risorse necessarie a gestire l'integrazione di Siena nel gruppo milanese. Lo shopping è rinviato a tempi migliori e sul mercato si guarda con insistenza a Banco Bpm come possibile partner di Piazza Gae Aulenti per una operazione di consolidamento made in Italy. Orcel, in più di un'occasione, ha dichiarato di vedere operazoni straordinarie «alle giuste condizioni», come strumento per accelerare la crescita e non come «uno scopo in sé».

Ma anche se il manager, in occasione dell'ultima trimestrale, ha escluso l'acquisizione di fabbriche prodotto, l'attenzione del mercato è infine sulle partnership nel settore bancassurance (a iniziare dall'alleanza con Cnp su cui Unicredit potrebbe esercitare il diritto di acquisto della quota non in suo possesso entro fine anno) e nell'asset management, essendo le gestioni tra gli ambiti bancari più redditizi.

I broker intanto hanno giocato di anticipo. Ieri Credit Suisse ha confermato Unicredit come best pick nell'Europa meridionale (con un target a 13,8 euro) sulle attese di una normalizzazione del costo del rischio più veloce di quanto preventivato in Italia e nell'Est Europa a sostegno della redditività del gruppo, di un aumento dei volumi nell'Europa Centro Orientale e dei margini di interesse grazie al rialzo dei tassi. Gli analisti stimano la marginalità 2023 del gruppo all'8% rispetto al 6,28% del consenso. Ma è soprattutto sul capitale in eccesso che si concentrano i broker.

Per Mediobanca si tratta di ben 21 miliardi. «Un ampio buyback unito alla destinazione alla retribuzione degli azionisti del 50% degli utili riposizionerebbe Unicredit nell'Olimpo delle società con importanti ritorni sul capitale, con un quarto della capitalizzazione restituita ai soci nel 2022 e una remunerazione media del 12% nell'orizzonte del piano» sostengono gli analisti di Piazzetta Cuccia (che sul titolo hanno una raccomandazione di acquisto a 16,5 euro). A giudizio del broker, anche ipotizzando un piano di riacquisto di azioni proprie di 3 miliardi, il livello di patrimonializzazione di Unicredit si manterrà solido con Cet1 atteso nel 2024 al 14% circa. Senza considerare, come puntualizza Credit Suisse, che una operazione di buy back straordinaria (una da 652 milioni è in rampa di lancio) beneficerebbe dei livelli di negoziazione del titolo a sconto sul patrimonio netto (Unicredit tratta a 0,48 il valore di libro rispetto alle 0,8 volte di Intesa Sanpaolo).

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