Popolari, si studia il modello Agricole

Istituti a Roma per mediare con il governo. E Consob guarda a Londra per lo strappo dei titoli in Borsa

Le banche popolari lo hanno detto chiaramente: non ci stanno al colpo di mano con cui Matteo Renzi le costringe a trasformarsi in società per azioni entro 18 mesi. Tanto che la prossima settimana i Signori del credito cooperativo avrebbero in agenda un vertice a Roma per studiare un arrocco e trovare una mediazione da proporre a governo e Bankitalia. Le mutue, storicamente ben viste dal mondo cattolico, contano infatti appoggi lungo tutto l'emiciclo parlamentare.

Tra le opzioni sul tavolo di Assopopolari, la lobby di categoria, resta quella di chiedere che sia posto il 5% come limite al diritto di voto, così da ridurre il rischio di una scalata ostile da parte dei big esteri. C'è poi l'idea di convincere Renzi a ripiegare su un modello «ibrido», che disegni attente maggioranze nei consigli di sorveglianza tra azionisti di capitale e soci mutualistici. Ma altre coop hanno già proposto, con più nettezza, di ispirarsi alla struttura della francese Credit Agricole: una holding quotata sotto cui sopravvivono, ben protette dallo statuto mutualistico, le diverse casse regionali, a loro volta azioniste della casamadre.

In verità, pur nella generale dichiarata oppozione alla riforma e alla davvero marcata irritazione per il blitz di Renzi, anche tra le popolari ci sono falchi e colombe. Nel vertice di Assopolari della scorsa settimana, da cui è poi uscita la linea di opposizione unitaria alla riforma, si sarebbe in particolare distinta per spirito combattivo la Popolare di Bari. Molto determinato anche il Banco Popolare, mentre più articolata sarebbe apparsa la posizione di Ubi: la cooperativa bresciana, candidata dal mercato all'acquisto della rete del nord italia di Mps, ha peraltro già aperto il Cds ai fondi.

Carlo Fratta Pasini e Pier Francesco Saviotti, rispettivamente presidente e ad del Banco Popolare, sono invece usciti allo scoperto,spedendo una lettera a tutti i dipendenti del loro gruppo. Verona assicura che farà di tutto per fermare un decreto legge «sprovvisto dei presupposti d'urgenza» e quindi «contrario ai principi costituzionali». In pratica la posizione di Assopopolari, che avrebbe già acquisito dei pareri legali a tale scopo. L'obiettivo è comunque quello di trovare una mediazione e di avere più tempo (almeno 24 mesi). Sotto lo schermo dell'ufficialità, alcuni banchieri cooperativi ammettono tuttavia che «le consorelle hanno dormito troppo a lungo malgrado le spinte all'auto-riforma».

Il blitz di Renzi potrebbe però anche aver offerto il destro ai grandi investitori per fare qualche guadagno indebito. La Consob ha infatti già sguinzagliato i suoi uomini per vedere chiaro sugli strappi che i titoli del settore hanno avuto in Borsa immediatamente prima del varo della riforma. Una maxi-speculazione, che puzza di insider trading e che - stando a quanto ha anticipato ieri il Corriere - avrebbe avuto come base operativa Londra. Dove hanno sede molte banche d'affari e fondi speculativi e dove sarebbero state montate e smontate ad arte alcune posizioni. Ampia la reazione del mondo politico, che con Daniele Capezzone (Forza Italia) ha chiesto all'Authority di Giuseppe Vegas di andare «fino in fondo». Preoccupata anche la Fondazione vaticana.

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