Le troppe regole sono sempre un problema. Anziché regolamentare con efficacia ed efficienza appesantiscono, frenano, innervosiscono. È il vizio che vince sulla virtù. A farne le spese i settori che domandano poche regole, certe e specifiche per assolvere con profitto il proprio impegno.
Questo procedere deficitario è una costante storica nel nostro Paese. Per la semplice ragione che quando il decisore pubblico interviene per regolamentare un comparto, lo fa modellando le troppe regole sulle esigenze delle realtà di dimensioni maggiori, trascurando così le espressioni più piccole. Questione spinosa. E oggi dominante nel sistema bancario, un comparto fondamentale per l'economia reale. Giuliano Amato in questi giorni ha espresso un pensiero che mette il dito nella piaga. Ha utilizzato queste parole: "Scaraventare addosso al piccolo le regole pesanti che, a stento, riesce ad osservare il grande, provoca effetti assolutamente negativi". Tradotto: occuparsi solo del grande è pratica ottusa. Il resto? Dietro la lavagna!
Purtroppo non si vuole capire che in Italia il sistema bancario è variegato perché risponde a esigenze diverse. Ecco perché è sbagliato ritenere che tutto ciò che è banca deve essere grande. Si tratta di un pensiero miope che nella realtà diventa fonte di problemi. Infatti, se le banche di dimensioni ridotte ma operative nei territori, sono costrette a fare i conti con regole che non si addicono al proprio abito, ecco che ne patiscono i clienti, ovvero piccole imprese e famiglie.
Siamo abbagliati dal racconto quotidiano del risiko bancario che appartiene ai grandi istituti e così perdiamo di vista la specificità del nostro Sistema Paese. Ritenere che le piccole realtà debbano adattarsi alle regole partorite su misura delle grandi è un errore da matita blu.info@pompeolocatelli.it