Reputazione, fra le top 50 cinque aziende italiane

Global RepTrak 100: Ferrero, Giorgio Armani, Pirelli, Barilla e Lavazza ambasciatori dell'Italia nel mondo

Reputazione, fra le top 50 cinque aziende italiane

Ferrero, Giorgio Armani, Pirelli, Barilla e Lavazza sono i cinque ambasciatori della reputazione dell'Italia nel mondo. È quanto emerge dalla Global RepTrak 100 del 2018, la classifica annuale di Reputation Institute. Ferrero, con il 18esimo posto assoluto, si conferma l'azienda italiana più reputata al mondo e la prima a livello globale nel settore del Food. A testimoniare il forte apprezzamento del Made in Italy nel Food anche Barilla, in 36esima posizione e l'ingresso nella top 50 di Lavazza forte dei suoi oltre 120 anni di storia. Il mondo dello stile italiano è rappresentato da Giorgio Armani group che continua a scalare la classifica guadagnando altre 6 posizioni (nel 2017 ne aveva guadagnate 4), attestandosi in 22esima posizione. In crescita anche l'apprezzamento nei confronti di Pirelli, che passa dal 32esimo al 30esimo posto. Infine, il contributo dell'Italia nella Reputation Economy è supportato anche da Fca che si inserisce nella lista più allargata delle 150 aziende più reputate.

Tra le aziende al vertice, Rolex conferma la sua pluriennale leadership mentre con Bmw e Microsoft che entrano nella Top 10. La classifica evidenzia alcuni cambiamenti in atto nei diversi settori industriali: sei dei primi dieci posti sono occupati da aziende “consumer-oriented”, categoria che rappresenta il 27% delle prime 100 posizioni in classifica.
La tecnologia ha sostituito l'industria automobilistica come settore più reputato seguita da cibo e bevande. Le categorie più colpite nel declino delle classifiche sono l’alberghiero (-16), i trasporti (-13) e le compagnie aeree (-12).

"In futuro l’azienda vincente non sarà (solo) quella capace di cavalcare le nuove tendenze, ma (soprattutto) quella che riuscirà a combinare questa agilità con la cultura e i valori che ne contraddistinguono il Dna - spiega Stefano Cini, managing director di Reputation Institute -. Nell’era delle fake news e della multicanalità la reputazione non è più un asset intangibile ma diventa una vera e propria leva competitiva capace di influenzare le scelte di acquisto dei consumatori".
"Stiamo assistendo all’onda lunga della crisi di fiducia che, dopo essersi abbattuta su mercati finanziari e politica, sta ora iniziando a intaccare anche la credibilità delle aziende – aggiunge Fabio Ventoruzzo, vice president e consulting director di Reputation Institute -. C'è una aspettativa crescente che dovrebbe spingere le aziende verso un loro maggior attivismo sui temi rilevanti per consumatori e stakeholder sempre più disorientati.

Il silenzio non è un’opzione perché oggi i consumatori vogliono conoscere chi c’è dietro i prodotti e i servizi di un’azienda. Per competere(e vincere nella Reputation Economy le aziende che vogliono farsi scegliere, devono comprendere i cambiamenti nelle aspettative dei consumatori e metterci la faccia in prima persona".

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