La vera minaccia per l'euro dopo la guerra: lo strapotere del dollaro

L'euro può essere danneggiato dalla guerra russo ucraina? Sì, ma non esistono solo problematiche. Restano grandi opportunità da esplorare.

La vera minaccia per l'euro dopo la guerra: lo strapotere del dollaro

La guerra in Ucraina si presenta come un grande game-changer delle relazioni internazionali e dell'ordine globale, e anche per la partita economica e del rapporto tra le principali valute (euro, dollaro, yuan) gli effetti non saranno secondari. Abbiamo visto in queste settimane come la guerra economico-valutaria mossa dall'Occidente alla Russia con l'obiettivo di provocare il default della sua economia abbia finora causato uno sdoganamento della volatilità del rublo rispetto all'euro, al dollaro e, dopo la mossa della Cina di ieri, anche alla divisa di Pechino.

La partita valutaria globale

Il clima di polarizzazione geopolitica ed economica che si rischia di creare sulla scia delle sanzioni occidentali a Mosca e dello sganciamento russo dall'ordine economico globale, oltre che dello sconvolgimento dei mercati energetici oggi in atto, può avere tra gli attori più danneggiati, paradossalmente, proprio l'euro. Il rublo non è una valuta di riserva internazionale, lo yuan-remnibi sarà sempre di più guardato da Mosca come ancora di salvataggio della sua economia, il dollaro vivrà del rafforzamento del potere geoeconomico americano legato alle sanzioni, l'euro invece rischia di veder minata la sua posizione di seconda valuta più forte su scala globale a causa del de-coupling in vista tra l'Occidente e il duo Russia-Cina.

"Prevalentemente utilizzato per il commercio intra europeo", nota Domani, l'euro "era stato accumulato come valuta di riserva proprio da Russia e Cina". Una valuta di riserva, non dimentichiamolo, è una moneta utilizzata come denominatore degli scambi internazionali in merci, materie prime e prodotti finanziari, obbligazioni sovrane in testa. La forza di una valuta di riserva è direttamente proporzionale alla capacità del sistema economico che ad essa sottende di resistere agli shock e di mantenere stabile sia la sua posizione nell'ordine valutario internazionale che nel contesto dei commerci su scala globale. L'euro, col 28% delle attività di riserva al mondo denominate tramite esso, secondo solo al dollaro è ben piazzato in questa speciale classifica, dietro al solo dollaro, centrale nelle trattative finanziarie: un'analisi della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) riferita all'era pre-pandemia ha sottolineato che nel mercato valutario globale dollaro Usa è risultato essere presente nelle opeazioni di cambio (acquisto o vendita) di moneta per attività finanziarie nell'88% dei casi e copre circa due terzi dell'attività di riserva globale. L'euro ha consolidato la seconda piazza principalmente grazie all'attenzione data da Russia e Cina:” la prima per sganciarsi dal dollaro e legare maggiormente a sé l'Europa per le forniture energetiche; la seconda per espandere gli investimenti in infrastrutture e tecnologia europea".

L'euro nella tempesta dopo la guerra

L'allontanamento economico di Russia e Cina dall'Occidente incide a favore del dollaro sull'equilibrio delle monete tra le due sponde dell'Atlantico. E fa pesare il piatto della bilancia sempre di più a favore di Washington, che non a caso tiene il pallino del gioco in mano quando si tratta di imporre le sanzioni a Mosca: il Dipartimento della Giustizia Usa e le altre branche dell'amministrazione federale uniscono alla guerra economica il lawfare, l'utilizzo a fini geopolitici del diritto interno, portando a un raggio d'azione globale le proprie competenze sanzionatorie rivendicando la presenza di scambi denominati in dollari da un capo all'altro del mondo. Ne consegue un triplice risvolto: in primo luogo, gli Usa possono imporre le sanzioni che massimizzano i risultati per la loro economia e posizione geopolitica minimizzando i costi economico-sociali; in secondo luogo, si riafferma la capacità del dollaro di dominare il mercato valutario globale e dunque la capacità degli Usa di finanziare la propria spesa interna, in quanto Washington, ricorda Domani, "non si deve preoccupare dei disavanzi della bilancia con l'estero perché li può pagare con la propria moneta, non dovendo accumulare riserve ufficiali per questo fine; e può finanziare con maggior facilità il proprio debito in quanto l'offerta dei propri titoli di stato beneficia della domanda di riserve degli altri paesi". Infine, terzo punto, si riafferma la capacità del sistema finanziario ed economico americano di farsi fattore di stabilità a scapito di quello europeo.

Dunque l'euro può essere penalizzato in quanto facente riferimento, ora più che mai, a un'area geopolitica di secondo piano; può veder ridotto il suo raggio d'azione dall'assenza di una vera politica di mutualizzazione del debito che crei a livello europeo un asset finanziario sicuro; infine, diventa una valuta in termini relativi più esposta, assieme alle banche del suo sistema e all'economia nel suo complesso, alle brusche fluttuazioni del tasso di cambio.

Aggiungiamo poi che tutto questo accade in una fase in cui euro e dollaro sono in una condizione di relativa equivalenza di valore, il che aumenta il costo relativo per l'Europa dei prodotti e delle materie prime i cui contratti sono "bancati" in dollari. Il petrolio è un cristallino esempio: l'aumento e la fluttuazione dei costi del greggio e dei prodotti ad esso derivati hanno una chiara base valutaria nella convergenza tra le due monete.

Infine, come ricorda a IlGiornale.it il professor Alberto Frau, in quest'ottica esplode la divergenza tra le politiche monetarie dei due campi occidentali. In Europa la Banca centrale europea non può, dati i rischi recessivi, fare altro che "portare giù, addirittura in negativo, i tassi di interesse al fine di emettere Eurobond volti a contrastare la pandemia" e finanziare Next Generation Eu e per di più a "finanziare i costi della guerra" ai confini orientali. Questo prefigura nuova inflazione e una nuova svalutazione dell'euro ora più che mai destinata ad essere problematica. "La Fed, al contrario, è in procinto (da mesi e mesi, per la verità) di alzare i tassi", sottolinea Frau. "Questo le consentirà di agire sul costo del denaro, che vuole aumentare per frenare l'inflazione (+7,5% a gennaio). I tassi attualmente sono a zero, ma la previsione della banca centrale americana è che potrebbero essere rialzati tre volte nel 2022", e questo permetterà agli Usa di dare un calmiere all'inflazione mentre i costi si scaricheranno sull'Europa. "Esplode insomma", chiosa l'economista e autore di diversi testi accademici di finanza pubblica e microeconomia, "la divergenza tra politiche monetarie e l’euro cade al tappeto" mentre per "le nostre vite" si prospetta il rischio del "tramonto della richezza".

Questi scenari profilano rischi per l'euro che non sono solo un'opzione teorica, ma dinamiche già in svolgimento e attuazione. E indicano nell'egemonia globale di "Re dollaro" nella partita valutaria, nel rischio che gli Usa possano scaricare sull'Europa i costi di inflazione, rincari energetici, tensioni geopolitiche in nome di una "solidarietà occidentale" mono direzionale e nell'ignavia dell'Europa nel reagire politicamente a questi rischi la minaccia principale per la nostra prosperità e sicurezza economica.

L'euro e la sfida all'egemonia di "Re dollaro"

Questi rischi in via di attuazione vanno di pari passo con la necessità di pensare la partita valutaria in termini strategici. L l'euro è moneta dalle grandi potenzialità attualmente priva di profondità geopolitica e, dunque, vulnerabile agli shock. Ma anche cla moneta garantita dalla Banca centrale europea ha margini tuttora inesplorati di crescita.

In questi tempi è necessario analizzarli e, in prospettiva, pensare in grande. Sì, perchè sarà l'egemonia del biglietto verde e il ritorno dell'esorbitante privilegio da esso detenuto di dare le carte nella partita economica mondiale a fare la differenza negli anni a venire. E un euro in ritirata come valuta di riserva globale sarà il presupposto di un'Europa a minor tasso di crescita, maggiore inflazione, maggiori tensioni interne.

I rischi presentati si possono sterilizzare guardando a tre campi di crescita del ruolo globale del dollaro che passano però con l'adozione di un chiaro disegno di autonomia strategica europea anche in campo valutario. Come nella difesa comune, nell'innovazione, nei semiconduttori serve pensare in grande e portare una visione strategica e geopolitica a sostegno di un ruolo dell'euro che dopo anni di crisi scopriamo non maginale.

In primo luogo Russia e Cina, con i loro accordi di interscambio gasiero denominati in euro, hanno mostrato quale potrebbe essere la futura funzione della nostra valuta: fungere da ponte per le transazioni energetiche così da creare un polo parallelo a quello basato sul biglietto verde. Non a caso sarebbe interesse del primo acquirente mondiale in termini relativi di prodotti energetici esterni al suo sistema essere un perno valutario per gli scambi in questo campo, così da essere fattore di stabilizzazione dei mercati. Questo permetterebbe di aprire una strada al rilancio del commercio a termini vantaggiosi tra l'Ue e molti Paesi produttori di gas e petrolio (dal Venezuela all'Angola, dall'Algeria al Turkmenistan) su cui si punta per depotenziare la dipendenza dal gas russo. E di frenare la corsa della Cina e del suo yuan, che Pechino vuole portare dal 2% attuale al 5-10% come quota di presenza nel paniere delle valute di riserva: Pechino è decisa a conquistare quote di influenza in Africa, America Latina e Asia indo-pacifica sul profilo monetario, a entrare nei mercati energetici e a promuovere lo yuan come valuta della “Nuova Via della Seta" erodendo spazi al dollaro e margini all'euro.

In secondo luogo, lo stimolo potrebbe essere quello a creare un vero e proprio asset comune europeo. Come anticipato dal professor Massimo Amato e da alcuni altri docenti in un paper e come rilanciato da Francesco Giavazzi, consigliere di Mario Draghi, a valle del Trattato del Quirinale siglato con Emmanuel Macron, l'idea di un asset finanziario di natura obbligazionaria (safe asset) in grado di essere emesso in forma sicura sui mercati è ritenuta fondamentale per l'idea di un'Agenzia Europea del Debito. Esso potrebbe giocare un ruolo anche come asset sicuro in temi di crisi e fly-to-quality degli investitori, che oggi si riversano sul T-Bond americano.

Terzo punto è quello della sicurezza delle transazioni. L'euro può giocare un ruolo anche anticipando il passaggio al mondo delle Central Bank Digital Currencies (Cbdc), valute digitali garantite da enti pubblici che permetteranno in futuro, secondo gli esperti, una maggiore capacità di trasformazione delle divise più sicure in asset in grado di fungere come misura della riserva di valore e, dunque, di proiettarsi su scala globale.

RIassumendo, l'euro rischia dunque un duro colpo dalla crisi ucraina ma, con una serie di mosse strategiche, l'Europa può indirettamente rafforzarlo in questi tempi di caos. Da ogni crisi nascono opportunità. All'Europa il compito di scegliere se coglierle, inserendo l'euro nel quadro di un disegno di autonomia strategica, o continuare a subire le conseguenze dell'ignavia. Il dominio del dollaro è oggettivamente un problema perchè marginalizza ulteriormente l'Europa nel campo occidentale, specie in vista di un decoupling del sistema globalizzato, ma il trittico tra creazione di mercati energetici denominati in euro, mutualizzazione e digitalizzazione può fornire una valida risposta. A patto di riscoprire la volontà di fare politica e pensare in grande: l'Europa paga già i prezzi dei rischi elencati, ma per muoversi apertamente in risposta ad essi deve programmare politiche attente per cogliere le tre opportunità. Never waste a good crisis: la Stella Polare che guiderà l'Europa nei prossimi mesi e anni dovrà essere questo noto motto. Ne va della prosperità e della sicurezza economica di centinaia di milioni di cittadini europei, come chiunque può notare in questi giorni guardando ai rincari di bollette, materie prime, inflazione. Fattori che hanno un chiaro substrato di matrice monetaria che il rilancio strategico dell'euro può contribuire, almeno in parte, a sanare.

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