Rivalutazioni e tagli: i ricalcoli degli assegni. Cosa cambia

Gli aumenti degli assegni oscilleranno da un minimo di 130 euro a un massimo di mille euro all’anno

Rivalutazioni e tagli: ecco come cambia l’importo della pensione

Dopo un anno in cui i cittadini sono stati penalizzati dal blocco delle rivalutazioni delle pensioni, a partire da gennaio 2022, complice anche l’aumento dell’inflazione, cambieranno le aliquote e gli scaglioni. Di questa novità ilgiornale.it ne ha parlato con l’avvocato Celeste Collovati, che rappresenta uno degli studi più grandi d’Italia impegnati sul fronte dei diritti dei pensionati (clicca qui per leggere l’articolo). Tutto ciò, comporterà un incremento dell’assegno pensionistico. Gli aumenti oscilleranno da un minimo di 130 euro a un massimo di mille euro all’anno. Notizie confortanti, quindi, per i pensionati italiani, i quali beneficeranno della risalita dell’indice dei prezzi in base al quale si calcola la perequazione.

In questo modo il meccanismo delle rivalutazioni diventa virtuoso. A dare una mano agli intestatari dei vitalizi è, in ogni caso, l’inflazione, che a fine dicembre sarà pari all’1,5%. Un altro aspetto favorevole e dato dal fatto che con il nuovo anno si porrà fine al regime sperimentale adottato nel triennio 2019-2021, che ribassava le pensioni in maniera progressiva, dando di nuovo spazio al vecchio sistema di calcolo, finito in soffitta nel 2012.

Con questo metodo, la rivalutazione delle pensioni sarà totale, quindi al 100%, fino agli assegni di 2mila euro mensili. Scenderà al 90% per i vitalizi compresi tra 2mila e 2.500 euro al mese e al 75% per le pensioni che superano i 2.550 euro mensili. Facendo un calcolo approssimativo, un assegno pari a 1.550 euro mensili dovrebbe ottenere un incremento annuo di circa 300 euro. Come riporta Il Sole 24 Ore, però, per i vitalizi con decorrenza successiva al primo gennaio 2022, i montanti contributivi accumulati fino al 31 dicembre 2020 non verranno rivalutati, per effetto della sterilizzazione all’unità.

Non saranno penalizzati, invece, quei montanti contributivi che hanno ricevuto una rivalutazione negli anni precedenti. Questi ultimi ammontano al 33% delle retribuzioni percepite dal dipendente, rivalutate annualmente in funzione dell’indice Pil. A fine carriera vengono applicati coefficienti legati anche alla carriera del lavoratore, in particolare all’età registrata al momento dell’inizio dell’attività. I fattori sono compresi tra il 4,186% e il 6,466%.

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