Sì di Via Nazionale: il capitale alzato fino a 7,5 miliardi

Senza alcun intoppo, l'assemblea degli azionisti di Bankitalia ha approvato ieri la modifica dello statuto attraverso cui le quote di partecipazione vengono rivalutate a 7,5 miliardi di euro. Un passo necessario per risolvere un anacronismo: il capitale della Banca centrale è infatti fermo dal 1936 a un valore pari a 156mila euro, un importo «divenuto irrisorio - ha detto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco - rispetto alle dimensioni del bilancio e delle riserve dell'istituto».
La rivalutazione delle quote non solo «riafferma l'indipendenza» di Via Nazionale, come ha spiegato Visco, ma in prospettiva è tesa a garantire la trasformazione in public company di Bankitalia con l'allargamento della base azionaria anche a investitori internazionali. Prima, però, dovrà essere stabilito un tetto a ogni singola partecipazione. Inizialmente era stato ipotizzato un limite del 5%, destinato però a subire un ridimensionamento se in sede legislativa saranno accolti gli emendamenti di Pd, Lega e M5S. Il governatore ha comunque precisato che Bankitalia potrà «acquistare quote in via temporanea, al fine di favorire il rispetto del limite partecipativo».
La rivalutazione delle quote verrà finanziata utilizzando la riserva ordinaria e straordinaria. Alle banche, dunque, non sarà richiesto nessuno sforzo finanziario, eccetto il versamento di una tantum da 1,5 miliardi sotto forma di tassazione sulle plusvalenze. Risorse che andranno a coprire il mancato gettito Imu 2013. L'esborso degli istituti sarà, comunque, ampiamente controbilanciato da due fattori. Il primo: Via Nazionale pagherà dividendi più ricchi, per un importo non superiore al 6% del capitale. La cedola potrebbe ammontare, quindi, fino a 450 milioni, anche se Visco potrebbe decidere di fissare di anno in anno una percentuale più bassa, come peraltro già fatto negli ultimi 14 anni.
Il secondo: la rivalutazione delle quote garantirà ricche plusvalenze nel momento in cui verranno cedute le azioni eccedenti il limite. Ciò riguarderà soprattutto i soci di maggior peso della banca centrale, come Intesa Sanpaolo (30,3%), Unicredit (21,1%), Generali (6,3%) e Cassa di risparmio di Bologna (6,2%). La monetizzazione non dovrebbe essere inferiore ai 2,5 miliardi. Da subito, il nuovo statuto apporterà benefici al patrimonio degli istituti. Che potranno così presentarsi con spalle più robuste agli stress test che l'Eba (l'Authority europea del credito) effettuerà il prossimo anno. Bankitalia ha comunque precisato che non ci saranno «effetti sul patrimonio di vigilanza» delle banche che saranno sottposte all'asset quality review della Bce.

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