Si allarga il reddito di cittadinanza. Ma è un disastro: ecco perché

Sono circa 1,6 milioni i percettori del reddito di cittadinanza ma solo uno "occupabile". Problemi riguardano anche i quasi 3mila navigator

Si allarga il reddito di cittadinanza. Ma è un disastro: ecco perché

Nonostante le grandi aspettative il reddito di cittadinanza, il provvedimento tanto caro al M5s che coniuga lotta alla povertà con le politiche attive del lavoro, non ha dato i frutti sperati.

Anche nel governo si è, quindi, aperta una seria riflessione sul futuro di questo strumento. Secondo quanto affermato dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, "deve essere riorganizzato, così come il reddito di emergenza". In altre parole deve trasformarsi in un'occasione per formarsi e ricollocarsi, e non solo per ricevere un sussidio anche se, ha ricordato il membro dell’esecutivo, "senza questi sostegni la pandemia sarebbe stata ancora più drammatica". Come ha sottolineato ancora Orlando il sostegno si è rivelato efficace per contrastare la povertà ma non ha favorito l'incrocio tra domanda e offerta di lavoro. In sostanza non ha centrato gli obiettivi prefissati. "Raccontare che si sarebbero aiutate le persone a trovare lavoro tramite il reddito di cittadinanza è stato un errore", ha dichiarato il ministro.

I numeri, del resto, sono chiari. Da dati forniti dalla Corte dei Conti e rilanciati da Il Sole 24 Ore, emerge che a fronte di 1,6 milioni di soggetti convocati solo poco più di un milione di persone sono tenuti alla sottoscrizione del Patto per il lavoro. I presi in carico sono 327.555. Ancor più sconfortanti i numeri di coloro che sono riusciti ad instaurare un rapporto di lavoro dopo la presentazione della domanda: al 10 febbraio di quest’anno, ultimo dato ufficiale disponibile, sono stati in 152.673. In pratica solo il 15,19% degli occupabili. Nel tempo , poi,il numero dei beneficiari è cresciuto e neanche di poco: a maggio si contavano 1,1 milione di nuclei per 2,8 milioni di persone.

Non ci sono studi, invece, riguardo il ruolo avuto dai centri per l'impiego e dai cosiddetti navigator, circa 3000 assunti da Anpal con contratto di collaborazione a circa 30mila euro lordi annui, al centro delle polemiche fin dalla loro istituzione. Il navigator, come suggerisce la parola, dovrebbe aiutare chi percepisce il reddito di cittadinanza ad inserirsi nel mondo del lavoro. Eppure oggi sono loro stessi a doversi preoccupare di cercare un impiego futuro. il loro contratto è scaduto lo scorso aprile e prorogato alla fine dell'anno. Difficile una ulteriore proroga. E così dei 2.549 navigator rimasti molti si stanno candidando agli 11.600 posti a tempo indeterminato banditi dalle Regioni negli stessi centri per l'impiego dove operano da precari. Almeno un vantaggio lo avranno: il riconoscimento della selezione che hanno già superato.

L'ultima pubblicazione ufficiale riguardo i risultati dei navigator risale a ottobre 2020. Tanto tempo fa. Il problema, ricorda ancora il Sole 24 Ore, è che il sistema informativo unitario di Anpal non è mai decollato: l'incrocio tra domanda e offerta di lavoro per cittadini, aziende e operatori con il portale MyAnpal fa registrare solo 22mila rapporti di lavoro avviati dal 1° gennaio 2020.

Un report di Anna, l'Associazione nazionale dei navigator, evidenzia una serie di criticità: manca, ad esempio, "l'interoperabilità con tutti i sistemi che entrano in campo nel RdC" e l'Inps dialoga con i nodi regionali con “disallineamenti temporali importanti che non tengono conto della possibilità per un percettore di avere un lavoro per un breve periodo". Per non parlare dei sistemi regionali che "non comunicano tra loro" e rendono "difficile ricostruire una carriera lavorativa svolta in diversi territori", ostacolando l'offerta di opportunità lavorative e di formazione in regioni limitrofe.

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