"Silvio, facciamo noi da soli". La notte buia che passò alla Storia

Nel 2008 il crac Lehman Brothers fece scattare una slavina sui risparmiatori italiani. La mossa di Doris e del Cav salvò in poche ore undicimila clienti Mediolanum

"Silvio, facciamo noi da soli". La notte buia che passò alla Storia

Un uomo del fare. Come pochi. Ennio Doris ha scritto una delle pagine più importanti della storia degli istituti di credito in Italia guidando Mediolanum ai vertici del sistema bancario del nostro Paese e non solo. Ma c'è un episodio che definisce bene la personalità di un uomo che nella sua vita si è immerso nei panni dei risparmiatori, di chi investe poco o tanto e affida tutto ciò che ha nelle mani di un gruppo bancario. Stiamo parlando del crac Lehman Brothers del 2008. Una vera e propria catastrofe finanziaria che si è abbattuta direttamente sui risparmi di milioni di italiani. Un momento difficile anche per Mediolanum che, con una mossa che passerà alla storia nel rapporto tra investitori e istituti di credito, riuscì a distinguersi nella tempesta perfetta. A raccontare quell'operazione è stato lo stesso Doris più volte, come anche noi de ilGiornale (qui la storia completa).

In una notte Doris reagì con coraggio e quella saggezza che alberga in chi sa davvero tenere il timone. In poche ore cercò (e vi riuscì) a deviare il corso degli eventi e di una slavina che si stava abbattendo proprio sui risparmiatori Mediolanum. Nel 2008 almeno undicimila clienti dell'istituto di credito avevano sottoscritto diverse polizze assicurative con capitale garantito dalle obbligazioni di Lehman Brothers. Non proprio bruscolini: un capitale di ben 203,5 milioni di euro. Nello spazio di pochissime ore, quei risparmiatori avevano perso tutto. Ed è qui che arriva il racconto di Doris di quei momenti concitati. In un'intervista del 2018 a Famiglia Cristiana, spiega come andarono davvero le cose e lo smarrimento negli occhi dei suoi collaboratori: "Arrivai alla riunione e trovai i miei collaboratori che piangevano perché non sapevano come dirlo alle persone. Io dissi: 'Tirate fuori i telefonini e mettiamoci in posa per una foto ricordo perché questa data entrerà negli annali della storia della banca'. Mi guardarono stupiti. Dissi loro di stare tranquilli perché i clienti li avremmo rimborsati noi. Fu un mezzo azzardo perché non avevo ancora parlato con il mio socio, Silvio Berlusconi". Ed è qui che si uniscono ancora di più le strade di due uomini visionari, da un lato Doris appunto e dall'altro l'allora premier Silvio Berlusconi. Doris dopo aver spiegato il piano ai propri collaboratori decise di parlare direttamente col Cavaliere per cogliere al volo l'opportunità di passare alla storia per dare ossigeno alle casse di chi ignaro del crac della finanza era rimasto senza nulla in mano.

Doris racconta così quel colloquio con il Cavaliere: "Gli proposi di mettere i soldi noi due. Servivano 160 milioni di euro. Quell’anno l’utile netto di Banca Mediolanum era di 180 milioni. Per fare quest’operazione bisognava destinare il 90 per cento degli utili a un’azione di solidarietà. I soci di minoranza, che giustamente si aspettavano il dividendo, non sarebbero stati d’accordo. Dissi a Berlusconi: facciamo noi, da soli. Considerato che avremmo avuto un risparmio di imposte di circa 40 milioni, servivano 120 milioni. 63,5 dalla mia famiglia, 56,5 da Fininvest". Berlusconi capì immediatamente l'importanza di questa operazione e accese il semaforo verde. In pochi istanti venne trovato l'accordo: "Non ci volle molto. Gli dissi testuale: “Silvio, questa è un’opportunità così grande che se non fosse arrivata avremmo dovuto inventarcela”. Era l’occasione perfetta per dimostrare che noi siamo diversi dagli altri. Infatti, l’anno successivo la raccolta netta di risparmio fu di 5,8 miliardi, quasi il doppio del 2007. E oggi siamo una delle banche più solide d’Europa". L'asse Berlusconi-Doris aveva dato una risposta davvero concreta a migliaia di risparmiatori che recuperarono in pochissime ore quanto avevano perso. Un blitz tempestivo ed efficace tipico di chi alle parole fa seguire i fatti. Sempre.

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