Stop ai monopolisti del web

I monopoli mi preoccupano, statali e non. È di questi giorni la pubblicazione dello studio 2018 di R&S Mediobanca area studi ben diretta da Gabriele Barbaresco e che si avvale di eccellenti professionalità; e sempre fonte di analisi approfondite che meriterebbero più visibilità - sulle multinazionali mondiali, con un focus sui giganti del web. La lettura non mi ha messo di buon umore.

Parliamo di realtà che nel 2017 hanno totalizzato un giro d'affari di 625 miliardi di euro, più del doppio rispetto al 2013. I big della rete capitalizzano nel complesso 3.666 miliardi di euro, sei volte Piazza Affari, più del pil della Germania. Vantano un boom di liquidità, con 285 miliardi investiti in titoli a breve termine, la metà in obbligazioni del Tesoro statunitense. I nomi li conosciamo: Facebook, Oracle, Alibaba, Google, Amazon, Netflix, eccetera. Gli unici veri competitor di queste multinazionali digitali sono loro stesse: concorrenza zero. Monopoliste assolute. Il problema è che si tratta di big planetari dediti al controllo. Di tutti noi. Su questioni vitali come l'economia e la politica. Creano e disfano a proprio piacimento. Ad esempio un partito Non sono monopoliste solo perché concentrano uno smisurato potere economico e informativo, ma perché proprietarie dell'infrastruttura sociale: struttura e sovrastruttura.

Il Nobel per l'economia John Hicks (1904 1989) anticipò: «Sono monopoli che agiscono senza restrizioni (). Sono aziende che plasmano le menti dei cittadini, filtrando le informazioni funzionali alla formazione delle opinioni pubbliche». Mi domando: dove stiamo andando? Da qualche parte nelle democrazie ci sono ancora gli anticorpi sani per resistere ai monopoli digitali? Il libero mercato potrà farcela a vincere anche questa battaglia, forse la più dura? Da inguaribile ottimista non mi voglio arrendere, però non c'è più un minuto da perdere!

www.pompeolocatelli.it

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